17/11/09

Ma perché non ve ne restate a casa ?

la nave russa bloccata dai ghiacci, from BBC

















E’ di ieri, poi dici che le superstizioni non valgono: era il 17, la notizia che una nave da crociera sovietica è rimasta bloccata in quel dei ghiacci dell’Antartide.
Per la gioia dei pinguini e delle foche monaca residenti, il centinaio di ospiti, turisti sudditi di Sua Maestà la Regina e anche paganti dell’insolita crociera, che saranno felici di avere un valido motivo per procrastinare il rientro, insieme ad una troupe della mitica BBC (che per ironia della sorte è uno dei pochi canali che il mio digitale terrestre mi consente di ricevere, forse consapevole del disastroso stato del mio inglese).

Ora, resta da chiedersi cosa spinge esseri umani, sicuramente adusi a siffatte temperature, a investire dei denari (non sappiamo quanto faticosamente sudati) per concedersi l’emozione, tutta particolare, di restare bloccati nella “parte più bassa della palla”, in balia dei venti cui affidare l’eventuale disincaglio.

Scorte a bordo non ne dovrebbero mancare, basta essere dotati di un briciolo di acume per prevedere siffatte evenienze. Possibilità di scendere per fare due passi, posto che una lastra di ghiaccio sopporti il grazioso peso di qualche signora magari con un passato da lanciatrice del peso olimpionica, o per infilare nel classico buco nel ghiaccio una lenza e integrare in tal modo
la plumbea dieta del cuoco di bordo, esperto in ricercatezze degli Urali.

Ecco, è di fronte a notizie del genere che uno reprime l’invidia per la distanza che costoro hanno messo fra se stessi e il resto del mondo, liquidando il tutto con la più spontanea delle domande:

Ma perché non ve ne restate a casa ?

Stasera, pesce

spuntino di mezzogiorno









Adesso, scateniamoci con la retorica...per tutti i porci arriva
il giorno di San Martino...tanto va la gatta al lardo...guardati
dalla furia dei calmi, e via di luogo comune.

Ma davvero le immagini scattate da un bravissimo fotografo
in quel del Serengeti (no, non è una marca di occhiali da sole,
peraltro costosissimi), ma un parco naturale della Tanzania, hanno
dell'inusuale.

Da notare che la proverbiale mansuetudine
dell'ippopotamo, uso condividere la groppa con graziosi
uccellini che si sfamano di ciò che resta aggrappato sulla stessa,
in questo caso, mal ha digerito la passeggiata dell'incauto
anfibio sulla propria ed altrui schiena.

Come dire....e checazzo ! lo vedi che stamo a fà er bagno, no ?

qui tutta la sequenza (dal sito corriere.it): clicca

16/11/09

Switch-off


Sono mesi che terrorizzanti messaggi contenenti questa parola ci vengono ammanniti (no, non è un parente) dalle primarie reti tv nostrane.
A breve, da Aosta a Caltanissetta entrerà nel nostro vocabolario comune, cosi come lo stesso movimento, quello di entrare, sarà compiuto dai nostri soldi verso le casse di coloro che vendono un paio di cose (a seconda delle tasche): un decoder, o un televisore dotato di decoder incorporato.

Nel primo caso, te la cavi con meno di quanto occorre per una cena di pesce. Nel secondo, a meno che tu non vada a cena al roof dell’Hilton, con quasi la stessa cifra.
Pagare per essere informati.
Si dirà, beh ? che scoperta è ? Anche pagando il canone, infondo, paghi per essere informato.
L’informazione si paga, ha un costo.
Certo, c’è la cosiddetta free press, quei tabloid che ti regalano se prendi la metro. Ma lì devi leggere, e stando a quanto lamentano un po’ tutti (ultimamente anche la Presidenza del consiglio, con la sua campagna “Passa parola”), non è che l’operazione sia molto diffusa.

Per startene in poltrona, in canotta, birra e rutto libero di fantozziana memoria, devi pagare.
Cosi sarà che uno tornerà ad apprezzare quanto gli viene dato. Se è gratis, viene da pensare, non vale niente, è gratis appunto. Se pago, forse, presterò più attenzione a quanto mi viene offerto in cambio.
Per ora dal mio decoder (si, ho eseguito pedissequamente le operazioni richieste) sono spariti tutti i programmi di mediaset (beh…sai che dramma…) ma soprattutto La7, che invece potevo vedere solo in analogico (va a capire dove diavolo hanno piazzato le antenne…).

Domani salirò sul tetto. Forse acquisterò una nuova antenna logaritmica, provando a collegarla con quella esistente, nella vana speranza di captare nell’aere, i segnali spariti dal mio televisore.
Poi, dopo un po’ viene da chiedersi: “…e se lasciassi le cose cosi come sono ?”.

11/11/09

Si parla troppo di silenzio, di Aldo Nove.
















[per problemi di server, e non solo, l'esperienza della bottega di lettura riparte su una nuova piattaforma: qui. Questa è la mia lettura del titolo del post].

Settimana scorsa, per lavoro, ero a Milano. E’ una città che mi piace, e con la quale ho avuto uno di quei flirt a distanza. Ogni volta che ci torno mi sembra sempre più viva, pulsante. A Milano, fino a fine dicembre, c’è un’antologica su Edward Hopper. Non sono riuscito a vederla. Mi riprometto di farlo a Roma, dove è prevista per febbraio 2010. Ho portato con me questo libro, leggendolo nei tragitti in metro.

[continua a leggere in bottega di lettura]

01/11/09

Alda





"e la non ragione ha sempre fatto il mondo!"

31/10/09

Il pasticcere, non trotzkista

Cabina della domenica.
Sto passeggiando da solo. Ho lasciato tutti gli animali a casa. Fanculo. Oggi non ho voglia di guinzagli. Transito vicino alla parrocchia, sul marciapiede c'è una cabina telefonica densa di annunci sconci scritti con pennarello indelebile, di vari colori.

Suona il telefono, giusto mentre sta uscendo un oceano di gente dalla consueta funzione domenicale.


Pronto, dico con tono professionale e senza pensarci su (alla stregua di un condannato cui hanno appena letto i suoi diritti, prima dell'ultima passeggiatina verso la sala dell'elettric-chair).


Si, pronto, è la pasticceria ? -una voce di ragazza, fresca come il bucato di marsiglia.

No, guardi ha sbagliato numero, questa è una cabina telefonic…

Non mi interessa, le avevo ordinato una Saint Honorè per le 12 di oggi, è pronta ?

No, le ripeto, cerco di sembrare più persuasivo ed amichevole possibile per prevenire altri attacchi…infondo sono solo di passaggio, ecchecazzo…

Poche storie, senta. E' pronta o no ?

Ma che cosa ?

La torta, quella che le ho ordinato.

Quale ? dico rassegnandomi ed entrando nella parte (controvoglia)

Come quale, quella con la scritta "Come oggi, per sempre, tua Fliflì" ha capito ?

Fliflì ? chiedo io, perplesso.

Si, Fli flì che c'e' di strano ?

No, nulla è insolito, non trova ? chiedo…

Lei non è tenuto a fare considerazioni, lei deve aver preparato questa torta, è pronta o no ?

Sto per mandarla al diavolo quando decido di entrare nella parte.

Si, appena uscita dal forno, dico, ignaro di tecniche di pasticceria.

Dal forno? Mi chiede se possibile ancora più inacidita. - Ma mica si fa al forno quella torta lì !

Ah no? Dico per prendere tempo, convinto d'essermi andato a cacciare da solo nel classico vicolo cieco, intanto un pensionato con pochi denti sbatte le nocche della mano sul vetro della cabina facendo cenno di sbrigarmi…

No, ma lei è sicuro di essere un pasticciere ?

E lei è certa dell'amore che giudica eterno, Fliflì ? (rendendole pan per focaccia…)

Mi passi il titolare, lei è un incompetente.

Piano con le offese io ho solo risposto alla sua chiamata, vuole parlare col titolare, bene, glielo passo, ne ho abbastanza.

Faccio cenno al pensionato con il vestito della domenica che bussava sul vetro…."E' per lei" gli dico, porgendogli la cornetta.

Esco dalla cabina, nel sole incerto della domenica mattina. Devo arrivare al bar all'angolo dove mi aspettano le paste della domenica. Fliflì ne sarà contenta. Cazzo di tipa…nulla è per sempre, o no ?!

20/10/09

Another snake in the wood


D’accordo, come parodia è pessima, ma davvero il succedersi di ritrovamenti di pericolosi serpenti a sonagli in quel della pineta di Ostia, comincia a preoccupare i frequentatori, e fra questi anche lo scrivente.

A distanza di pochi giorni, sono stati rinvenuti da impavidi appartenenti al Corpo Forestale dello Stato (CFS per gli amici), due esemplari definiti “molto pericolosi”, di serpente a sonagli, il cui antidoto, nella patria di Rita Levi Montalcini, non è presente ma va richiesto, a quanto ho capito, in Belgio (ah, il fulgido periodo coloniale…) o in qualche altro paese europeo di sicuri trascorsi coloniali.

“Generi coloniali”, fino a qualche anno fa, la scritta ancora resisteva in qualche sperduto paesino dello stivale, a testimoniare, su qualche bottega, gli antichi fulgori dell’Impero. Ora, se recitata a degli studenti di un qualsiasi corso di media superiore, potrebbe, al meglio, strappare un sorriso, venendo scambiata facilmente, per una bizzarra maniera di chiamare, che so, una profumeria.

Il fatto che a distanza di pochi giorni, siano stati avvistati tali esemplari deve costituire motivo d’apprensione fra coloro, che a vario titolo, frequentano detta pineta. La cosa non manca di assumere un risvolto erotico. Innumerevoli sono infatti i tratti di detta pineta (aggredita con metodica costanza, da anni, da incendi dolosi), infestati da prostitute e trans, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali. La presenza di serpenti, prim’ancora che reminescenze bibliche, rimanda a fantastici giochi erotici con essi, praticati dalla mai dimenticata Cicciolina (in arte: il vero nome Ilona Staller) dalle pagine di qualche rotocalco porno, che deve aver a mestiere irruvidito la mia adolescenza (e con essa la capacità ottica delle mie diottrie).

I serpenti, ci mancavano. Antichi mestieri verranno rispolverati. I famosi incantatori (oggi agilmente sostituiti da telepredicatori d’ogni sorta e colore, che vomitano le loro sentenze dagli schermi televisivi ad ogni ora del giorno, e della notte), torneranno a popolare i vialetti, una volta alberati, di ciò che resta della Pineta (un tempo, al suo interno si tenevano gare di automobilismo…).
I serpenti che conferiranno la giusta dose di thrilling alla dichiarazione del pensionato di turno, alla moglie imbigodinata e dalle calze calanti immortalata da Aznavour “cara, vado a fare due passi in pineta”.
“Hai preso l’antidoto ?” si sentirà rispondere, come una di quelle false cautele che insieme, liberano l’animo dalla speranza che gli capiti a tiro il rettile, e tacitare la propria coscienza con la più comoda delle coperte (psicologiche) “ma io, infondo, glielo avevo detto….” (di non andare).

Ecco, chiunque li abbia depositati lì, al di la delle intenzioni, andrebbe ringraziato. Sta regalando porzioni consistenti di brivido (e con essa la dovuta attenzione massmediatica che comporta) agli ignari praticanti (nell’ordine) di footing, bike o semplice camporella.

qui "more info about" come dicono a Camisano Vicentino