
E’ di ieri, poi dici che le superstizioni non valgono: era il 17, la notizia che una nave da crociera sovietica è rimasta bloccata in quel dei ghiacci dell’Antartide.
Per la gioia dei pinguini e delle foche monaca residenti, il centinaio di ospiti, turisti sudditi di Sua Maestà la Regina e anche paganti dell’insolita crociera, che saranno felici di avere un valido motivo per procrastinare il rientro, insieme ad una troupe della mitica BBC (che per ironia della sorte è uno dei pochi canali che il mio digitale terrestre mi consente di ricevere, forse consapevole del disastroso stato del mio inglese).
Ora, resta da chiedersi cosa spinge esseri umani, sicuramente adusi a siffatte temperature, a investire dei denari (non sappiamo quanto faticosamente sudati) per concedersi l’emozione, tutta particolare, di restare bloccati nella “parte più bassa della palla”, in balia dei venti cui affidare l’eventuale disincaglio.
Scorte a bordo non ne dovrebbero mancare, basta essere dotati di un briciolo di acume per prevedere siffatte evenienze. Possibilità di scendere per fare due passi, posto che una lastra di ghiaccio sopporti il grazioso peso di qualche signora magari con un passato da lanciatrice del peso olimpionica, o per infilare nel classico buco nel ghiaccio una lenza e integrare in tal modo
la plumbea dieta del cuoco di bordo, esperto in ricercatezze degli Urali.
Ecco, è di fronte a notizie del genere che uno reprime l’invidia per la distanza che costoro hanno messo fra se stessi e il resto del mondo, liquidando il tutto con la più spontanea delle domande:
Ma perché non ve ne restate a casa ?





