
Cosa c’è da dire su Inception ?
Niente. Andate a vederlo. Anche senza aver calato prima lsd.
Un gioco. Mind game, ecco. E infondo, l’avverarsi (per la sola durata della pellicola) di un miraggio, quello della condivisione dei sogni.
Quante volte, quante volte, al risveglio o anche durante il giorno, al semplice sopravvenire di qualche dettaglio che funzioni da ancoraggio, ci vengono a galla, inaspettati, spezzoni di sogni, che prim’ancora che percepiti con metodica fedeltà ci rimandano il loro inconfondibile sapore.
Personalmente sono attratto dallo stato di semi veglia, in genere post prandiale, durante il quale, va a capire perché, il cervello riannoda in automatico i fili del sogno interrotto la notte prima, consentendo, come fosse un consumato sceneggiatore, di riprenderne la trama.
Il film, se si elude questo passaggio condiviso, risulta altrimenti incomprensibile. Mentre invece ti incolla alla poltrona, prendendosi gioco di unità di misura come il tempo, le distanze, le assonometrie.
L’idea è carina, ma volendo astenersi da qualsiasi spoiler, posso solo suggerire di andare a vederlo con un briciolo di sospensione dell’incredulità. E’ una favola, ben raccontata, ritmo, e se in condizioni di media sobrietà, ha anche il pregio di risultare mediamente comprensibile a chiunque.
Male che va, in una delle prossime serate grigie, e umide, e fredde, tappati in casa, il fuoco nel camino, del Calvados in un bicchiere largo da brandy, sprofondati su una poltrona, si presta ad esser rivisto, con la debita concentrazione (visto in un multisala che di suo, sembrava disegnato dall’architetto che ha curato le scene).
Bello.

