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22/03/12

Se lo fa la Lavazza....













Ecco il secondo ebook pubblicato da Cletus Production.
Si chiama "Sia fatta la tua comicità-Paradise strips" l'ha scritto Pietro Pancamo e si trova qui:

Questa è la prefazione:

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.
Va bene, ce lo hanno insegnato e le recenti cronache internazionali stanno lì a ricordarcelo.
Quello che Pietro Pancamo riesce a fare è difficile. Tenendosi in bilico, con una maestria inaspettata, sul rischio della blasfemia gratuita, ci regala un affresco di sanguigna ironia intorno ad un tema considerato, nel nostro Paese, sostanzialmente un tabù.

Scorrendo le sue pagine, interrotte da sonore risate, vengono a galla immagini, situazioni, che chiunque abbia avuto modo di viverle nella sua adolescenza, difficilmente potrà fare a meno di trattenere. E allora, con tono lieve, dopo un primo momento di sconcerto, ci si lascia prendere facilmente dall'incedere del racconto. Dove il gusto per l'assurdo viene incontro, con una padronanza di linguaggio rigorosa e semplice nello stesso tempo, ad una visione surreale di un'aldilà corrotto, permeato dai guasti del nostro vivere sociale, e ridotto ad una dimensione più umana, nei suoi meccanismi, che ce lo rende più sopportabile.

Non è facile riuscire a far questo maneggiando religione. Pietro Pancamo aggiunge la sua voce, ferma, irridente e forte, a quelle degli autori che girano intorno a Cletus Production.
Fatale che nell'ottica di condivisione che ci pervade, abbia trovato un suo, più che meritato, spazio.

Cletus Alfonsetti

09/06/10

La colpa è di Brautigan

La colpa in senso lato. Brautigan ha scritto La casa dei libri, (che consiglio a chiunque sia interessato a letture apparentemente leggere ma non prive di spessore).
Brautigan, in quel libro, scriveva di una strana biblioteca. Un posto dove invece di prendere libri in prestito, la gente andava a depositarli. Persone fra le più strane. Borderline, con testi dai titoli improbabili.

Ecco, l'idea è partita da lì. Scrivere di una fantomatica casa editrice (un nome a caso: Cletus Production) il cui comitato di redazione è composto da gente variegata, e che esamina (con esiti inevitabilmente esilaranti) altrettanti titoli, discettando amabilmente dei rispettivi abstract.

Testi, sia chiaro, che non vedranno mai la luce per davvero, ma che vivranno, come per magia, per il tempo di qualche breve racconto (sketch).

Le idee vengono mentre guido. A volte basta uno spezzone di dialogo mentre giro freneticamente le stazioni dell'autoradio. Da qualche sguardo, situazione, tic di vita comune, in giro per le strade, in coda alle poste, in farmacia, al bar di un autogrill. Si incarica la realtà di fornire lo spunto. La creatività fa il resto.

Per colpa della pigrizia atavica che mi porto appresso, circoscrivere in un perimetro rassicurante, anche se abusato, la breve vita di questi testi (che sia chiaro, sono testi che avrei voluto scrivere io, tutti, dal primo all'ultimo) rappresenta l'escamotage più a portata di mano per dar vita, nel solco della serialità, di un altro, spero divertente, tormentone.

Qui qualche “assaggio”
UNO, DUE, TRE,



qui ce ne sono diverse in sequenza

25/06/09

Cletus Entertaineir ltd part one


Il parto è stato sofferto. Ho dato fondo alle ultime risorse rimaste, venduto un pacchetto di azioni Enel sottoscritte nel 1999, collocato su ebay diversi oggetti di cui mi volevo disfare, ricavandone ben poco, attinto alla misera liquidazione da un paio di aziende per le quali ho sgobbato per svariati anni. Ma insomma, è fatta. Il notaio ha sancito, con la stessa aria che un anatomo patologo potrebbe avere davanti ad una carcassa di zebra investita sul raccordo, l'atto di nascita della Cletus Entertainer, come “costola”, cosi ha detto, nemmeno si trattasse di un macellaio, della già vigente Cletus Production.

I locali, presi ad un'asta fallimentare, si trovano in una rampa di un mega garage metropolitano. L'accesso non è un granchè, non è visibile da strada, ma in compenso sono ampi e infestati da un numero tollerabile di topi. Chiaro che ho subito trasferito qui il mio gatto.
Il furgone, preso a rate, da un deposito di mezzi di seconda mano. Fra carrozziere e scritte pubblicitarie, costava meno comprarlo nuovo. E' sicuro ? Mi ha detto il venditore, con la stessa aria del dentista de Il maratoneta, si, quello di Dustin Hoffman. Sicuro de che ? Mi veniva da dirgli, e infatti, poi, uscendo dal piazzale gliel'ho detto. Lui è rimasto in piedi, nel suo completo da postal market, sotto un sole feroce e nemmeno sudava. Tanti auguri, mi ha detto.
Mentre inserivo la seconda, mi sono anche grattato le palle. Non si sa mai, ho pensato.

Per i telefoni per ora non se ne parla. Utenze mobili, mi ha detto l'operatrice, come se mi stesse passando la sestina vincente del superenalotto. Ci vorranno mesi, la ditta alla quale erano intestati prima è in contenzioso e fintanto che...non se ne parla, mi spiace. Ma si capiva che non gli dispiaceva un cazzo, in realtà. Era come se avesse messo su un disco, o stesse leggendo uno straccio di piano bi, come amano dire adesso.

I vestiti sono stati presi da un banco a Porta Portese. Non sono in pessime condizioni. Un bel lavaggio a secco e igienizzante, dopo di che saranno pronti per consentire ai collaboratori di emulare il miglior clown del cirque du soleil. Insomma, c'è tutto, possiamo partire.
Mancano i clienti. Cosi, durante le mattinate (ho preferito il turno di mattina...) in cui sto seduto ad una scrivania Ikea, senza nemmeno la possibilità di zonzolare sul web (dato che di telefoni, come detto “non se ne parla” e la connessione via chiavetta per vedere un paio di lit-blog e siti di soft-porno (non necessariamente nell'ordine) costa quanto un weekend alle Mauritius), mi porto da leggere.
Il tempo materiale, adesso tocca a lui. Il tempo materiale è quello che vedo trascorrere sul grande orologio a parete con una scritta di una ditta di trasporti, che il venditore del furgone ha voluto regalarmi a mò di optional, come quando una concessionaria ti regala un misero portachiavi fatto a Taiwan, per ringraziarti di esserti messo sul collo una porzione consistente del loro sostentamento.

Verso mezzogiorno, proprio mentre stavo girando la pagina dieci, suona il cellulare. PRIVATO c'era scritto sul display, Una voce roca, da Al Pacino raffreddato. Siete voi che organizzate sorprese ?
Si, rispondo con piglio professionale (costui ha una voce simpatica ed è il primo essere vivente con il quale parlo da stamattina, a parte il gatto).
Devo fare una festa, mercoledi e voglio una sorpresa.
Bene, ha trovato la ditta giusta, dico trionfante, che genere di sorpresa, Signor ?
Lasciamo stare i nomi al telefono, mi dice sbrigativamente.
Non ha magari già un'idea ? Chi è il festeggiato ?
Lei fa troppe domande, sa ?!
Resto basito per qualche secondo, poi accendo il registro assertivo.
Ho capito, ci tiene alla privacy, Posso sapere almeno l'età ?
Mia o della persona che festeggia ?
Sto per dirgli, di entrambi ma capisco che non è il caso...cosi, mentendo spudoratamente, dico: del festeggiato.
E' una donna.
Ah, della festeggiata, allora.
Non lo sa che non è carino chiedere l'età ad una donna ?
Si, certo, volevo solo capire se si tratta di una bimba, di una ragazza o di una donna.
Una donna.
Mi trattengo dal chiedergli in quale relazione di parentela potrebbe essere annoverato il suo rapporto con lei, dico per conquistarmi la sua simpatia. E la cosa funziona.
Senta dobbiamo incontrarci, mi dice.
Bene, può raggiungerci qui in sede, se crede, abbiamo i cataloghi, i costumi...
Naaa, ci vediamo al porto. Stasera, verso le dieci. Ho una ford bicolore, marrone e bianca, non si può sbagliare, molo sette.
Ho un furgone Ford Transit anche io, rosso con la faccia da clown sulle fiancate, non sarà facile sbagliare nemmeno per lei.
Bene.
Bene, a più tardi.
Click.
Click.

[continua]

13/06/09

Parco della Vittoria


["Parco della Vittoria", nome di uno dei "terreni" presenti nel gioco, prende il nome da una traduzione adattata dal nome inglese Boardwalk, che si riferisce ad una via realmente esistente nella città di Atlantic City, New Jersey. Il nome italiano è un toponimo comune, ma non si riferisce nel dettaglio ad alcun luogo reale.]
da wikipedia


Parco della Vittoria

È il primo romanzo edito dalla Cletus Production.
E’ scritto da un collettivo di scrittori che ha voluto restare anonimo sotto la sigla, “Abarth 500”.
Si tratta di un affresco del mondo immaginifico, ma terribilmente reale, che popola uno dei topos al quale, nel corso del tempo, sono stati attribuiti significati di lusso e/o glamour.

In realtà, il romanzo che è collocato temporalmente nell’Italia del 2020, si incarica di portare il lettore nella deriva del vivere caotico metropolitano, fra gusti, modi di vivere, relazioni sempre più improntante alla spietatezza, dove ogni residuo di umana compassione e solidarietà è subito represso e sussunto come neppure nel più cruento dei videogame.

Un insieme di personaggi a vario titolo sfrattati da un condominio di lusso, acquistato in blocco da una multinazionale araba, si ritrova, ciascuno dall’alto della sua superbia, vissuta fino all’altroieri, in mezzo ad una strada. Svanite tutte le certezze, evaporate rendite di posizione, costoro mostreranno il peggio di cui sono capaci (e al quale sono stati pazientemente allenati da un’educazione culturale improntata al recupero degli istinti più bestiali radicati nell’animo umano) tentando, con tutti i mezzi, di riappropriarsi delle perdute proprietà.

Non un noir fantascientifico, ma nemmeno una lettura propriamente rilassante. Attraverso l’amaro sorriso che di volta in volta procurano le situazioni più grottescamente esilaranti, piuttosto uno spaccato di ciò che rischiamo realmente di diventare, stante lo sfaldamento dei sentimenti che ci pervade.

07/09/08

Shining nel Salento

Sono le tre meno cinque. Del mattino.
Fra poco avrà inizio la consueta riunione del comitato editoriale della Cletus Production, convocata, come nello stile di lavoro del team, perché a quest’ora del giorno (come ama ripetere il suo titolare) le idee mantengono ancora un briciolo di lucidità.
In realtà, perché alle sei col primo sole del giorno, il capo adora salire sul caddy elettrico che lo attende sotto la sede per dirigersi alla volta del green, dove sostiene la prima (e unica) partita a golf della giornata. “E’ che adoro l’odore dell’erba tagliata di fresco, all’alba”, ama ripetere citando una famosa battuta di un altrettanto famoso film di guerra.
Arrivano alla spicciolata i redattori. Piccoli convenevoli, considerazioni gentili sul reciproco grado di abbronzatura e sulla qualità del fringe della Tromberry. Prendono tutti posto intorno al tavolo da riunione, ingombro di volumi, e il Sig. Cantarella, direttore di collana, prende la parola.
Signori buongiorno e bentornati dalle ferie, che mi auguro siano trascorse bene.
Tutti ringraziano con intensità variabile. Qualcuno annuisce e basta, sorseggiando il pessimo caffè preparato dalla segretaria Giulia Liscandrelli.
Cosa abbiamo di nuovo ? chiede Cletus.
Beh, dottore, è arrivato questo manoscritto che ho trovato interessante.
Di cosa si tratta ?
E’ la storia del progressivo delirio di un uomo chiamato a fare, spinto dai debiti e da una moglie cacacazzi, il guardiano d’inverno all’interno di una grande masseria del Salento adibita a resort di extralusso.
E cosa c’è di strano ?
Nulla, se non fosse che è la smaccata trasposizione di un celebre film, di un altrettanto celebre regista, tratto da un ancora celebre romanzo di un famoso scrittore.
Chi ? Il cottimista dell’horror ?
Si, proprio lui, capo.
Ebbene ? (il capo adora questa interiezione…)
Ebbene, credo valga la pena prenderlo in considerazione, perché, per chiunque conosca appena il Salento la poesia della sua terra rossa, degli ulivi secolari dai tronchi contorti dal tempo, dei profumi della sua campagna, si tratta di un’opera molto ben contestualizzata. Sono esilaranti i dialoghi con i gechi, e con il barman immaginario che si ostina a volergli offrire del Primitivo, o del Negramaro, vini dalla gradazione alcolica significativa, capo !

Ma fa ridere almeno ?
Ne più ne meno di una puntata di Porta a porta Estate, capo.
Perché dovremmo pubblicarla allora ?
Perché è scritta in modo impeccabile, capo.
Chi è l’autore ?
Uno sconosciuto, capo, con un sorriso british.
In che senso ?
Nel senso che sorride a denti stretti
Problemi ortodontici ?
Pressappoco…
In ogni caso la lettera che ha inviato, allegata al plico, è degna di nota.
E’ un j’accuse nei confronti del mondo dell’editoria. L’autore sostiene di aver già presentato almeno un centinaio di volte questo manoscritto, senza aver ricevuto altro che rare, sporadiche risposte prestampate.
Perché dovremo pubblicarlo noi ?
SILENZIO
Poi, Cantarella, con un filo di voce…..”è l’unico che è arrivato in sede, durante questo mese”.
Mi sembra un motivo più che valido allora, come dire, un segno straevidente del destino.
Bene, si pubblichi, chi avesse qualcosa dire, parli ora o taccia per sempre.

Capo….
E se lo facessimo recensire a Vincenzo Mollica ?
Chi è un mediano della Sampdoria ? [la Liscandrelli non guarda mai la tv]
Nulla in contrario, anzi, per lui è sempre tutto stratosferico, inarrivabile, procedete pure…