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10/05/09

MUMBAY

Scritto e diretto da Marcello Chinca con Francesco Di Giacomo e con Andreola Rufo e Beatrice Busi musiche di Rodolfo Maltese, Sanjay Bansai scenografia di Valerio Immi

giovedì 20 maggio ore 21.00 Teatro Cinema Principe – Palestrina (Roma)Piazzale della Liberazione

Mumbay è estratto da due lavori di Marcello Chinca, una sceneggiatura ed un un volume di poesie ed aforismi raccolti tra il 1999 ed il 2008. La storia, filo conduttore dello spettacolo, sarà scandita dalle avventure di Giorgio dal giorno del suo sbarco a Mumbay, sino a quello in cui incontra Najma, una indiana francese, malata di reni. Altri luoghi del viaggio saranno il Kashmir, l'Egeo e la Cote Azul e quindi Marsiglia. Inserite nella narrazione vi saranno alcune poesie e l'intervento della chitarra di Rodolfo Maltese. Lo spettacolo vedrà la partecipazione straordinaria di Francesco Di Giacomo e di Rodolfo Maltese, storici esponenti del Banco del Mutuo Soccorso.

Marcello Chinca vive tra Zagarolo e Roma Ha pubblicato un libro nel 1988, ha partecipato a pubblicazioni e letture nel programma "Le biblioteche di Roma" tra il 1997 e il 2001. Nel 2000 è stato segnalato dal Sindacato Naz. Scrittori per una sua raccolta poetica. Sue recenti pubblicazioni di poesia e di teatro sono visibili sul Web.

risorse: qui, come si dice a Borgosesia, "more info about"

19/03/09

Principianti, di Raymond Carver



Pomeriggio, aria tiepida, appuntamento dal dentista. Il dentista è uno forte. E' una persona che dev'essere ossessionata dall'agenda. Cosi ama far telefonare dalle segretarie per spostare appuntamenti presi da una settimana, anche solo di quindici minuti, quando va bene di mezzora. Transito davanti alla vetrina di una libreria, piccola coraggiosa libreria, ad una vetrina, fornita come può. Ma con una vetrina furba. Eccolo, è uscito. Entro, lo prendo (c'erano tre copie in tutto) ed esco.
L'evento dell'anno. Un libro che attendevo dallo scorso autunno, quando ho scritto questo pezzo qui.
Arrivo dal dentista. C'è da attendere, mi dice una segretaria. Mi metto sul divano (adoro leggere nelle sale d'attesa...va a capire perchè). Mangio l'introduzione sorvolando sul sospetto si tratti di un'operazione non proprio trasparente della vedova. Arrivo al primo, “Perchè non ballate ?”.
Lo divoro, e non posso fare a meno di violare con la penna le frasi che a braccio mi sembrano diverse dalla versione dello stesso racconto fin qui conosciuta (quella per intendersi, ascritta ai pesantissimi tagli di Gordon Lish).
Sono poche pagine. Scorrono, e nonostante noto alcune riflessioni fuggevoli dell'autore, che mi sembra manchino nel testo precedente, non posso fare a meno di emozionarmi. Forse è suggestione, forse sono caduto con tutte le scarpe nel giochino di Tess, ma non ci riesco: sento che sto per mettermi a piangere.

Un botto, a svegliarmi. Ad una signora che dialogava con le segretarie, appoggiata sul banco della reception cade una, evidentemente pesantissima, borsa.
Mi sveglio. E' il mio turno. Una ragazza, in camice, mi chiama.
Chiudo il libro, ripromettendomi di riaprirlo appena possibile. Perchè voglio capire perchè.
Perchè a me quest'autore fa venire da piangere. Forse mi compenetro troppo nelle sue storie, nel suo modo di raccontarle, scriverle.
Sto piangendo, adesso.