25/01/11

Romanzo de che ?

La copertina del libro












Note, confuse, intorno all’epopea di Romanzo Criminale.


Premessa: non l’ho letto. Ho visto di striscio qualche spezzone in tv, subito dimenticata: come direbbe Branduardi “non è il mio te”.
Dati verificati. A mia figlia (16 old) piace. Ha rivisto in streaming, su qualche sito, tutta la serie.
Altri dati, in due importanti librerie di Roma l’omonimo libro è andato esaurito. Altro dato ancora, (si dice, tre dati fanno un indizio…?! O com’era ? Tre indizi fanno una prova ?). Sia come sia, ieri parlavo con Piero. Piero è un mio amico che lavora in una grossa libreria qui di Roma. Mi diceva, piuttosto sorpreso, che il Dvd della serie (in vendita, per gli aficionados intorno ai 20 euri) durante le ultime feste è andato esaurito. Sold out.

Ora, sono piuttosto refrattario alla fascinazione esercitata da queste tematiche. Per un insieme di motivi, tutti leggermente fuzzy. In primo luogo: l’autore, certo De Cataldo è un magistrato, o ex tale. Diciamo che la categoria non è che mi sia particolarmente simpatica, cosi, a pelle. (diciamo anche che accomuno al concetto anche l’altro “caso editoriale” di Bari…Messer Carofiglio).
Trovo che ci sia una sottile perversione di sottofondo: è come se uno si portasse il lavoro a casa.
Estremizzando: “dopo averti condannato, adesso ci faccio anche i soldi sopra”. Non mi pare elegante. Ma ripeto, fin qui, sono ancora nemmeno ad un’analisi articolata. Sensazioni epidermiche.

Piero invece ha acceso una torcia la dove regna il buio (ma fermentano i pensieri) e ha esteso quello che ho solo abbozzato. Quello che non va è la percezione. “Cletus, questi erano dei criminali”.
Eccerto. Mica dame di carità. La violenza, declinata a mille. La percezione, confermata da Piero, è che venga alimentata una sorta di simpatia verso questa congerie, a partire dal titolo al quale forzosamente si vuole annettere una valenza quasi da epopea. Romanzo, pomposamente si chiama. Mica Cronaca. E le parole hanno un peso, nel nostro immaginario, per come vengono recepite.
Già dal titolo, si ammicca. Cosa vuoi dirmi ? Sono io che sto al palo di retaggi catto comunisti ?
Romanzo de che ?

La parte razionale ancora non condanna, almeno non del tutto, l’operazione. Diamo per buono una valenza omeopatica al tutto. L’esposizione alla violenza, chissà, nell’intento dell’autore (che pure è stato, od è, uomo di legge) non può che essere interpretata come l’antidoto a che non si ripetano tali efferatezze. In altre parole, guarda lo so che all’epoca non eri nemmeno nato. Forse non hai strumenti a sufficienza per interpretare correttamente il senso di tutta l’operazione, ma io non voglio farne degli eroi. Vorrei, semmai, farti capire che questi sono modelli da non seguire.
Ecco. Ma non è, almeno stando a Piero, e anche a mia figlia (d’accordo non sono le tavole della legge) la percezione è non già di condanna, semmai di malcelata compiacenza.

Ancora. Sul tema. Ieri sera, lunedì, su Rai Uno hanno mandato in onda un’altra puntata di una serie televisiva (fatta in casa) chiamata Caccia al Re. Scritta come potrei farlo io (con una punta di presunzione: forse anche peggio) anche qui si narra delle gesta di un commissario alla caccia con una potente organizzazione malavitosa della capitale. Sono rimasto sorpreso (chissà, in un impeto di voler dare autenticità al tutto) dal linguaggio. Parlo della cosiddetta “prima serata”, quando è presumibile che fra coloro che bivaccano dinnanzi ad uno schermo, l’età sia piuttosto variegata.
Linguaggio definibile crudo è poco. Scene di violenza, anche piuttosto mal recitate (ma questo è un altro discorso).

Non mi sento un moralista, o forse si. Nel tramonto delle definizioni, in questo alfabeto cacofonico (in questo si, perfetto specchio delle dinamiche sociali al tempo della crisi) queste narrazioni rappresentano il punto focale pericoloso intorno al quale gira l’acquiescenza. Metabolizzare la violenza, posto che questo sia l’intento, non significa esaltarla, anche bene ridonando, intorno ai protagonisti, quell’aurea di contestualizzazione. Al contrario, iconizzarla, fissarla, tornare a riproporcela, dopo che la storia recente si è appena incaricata di metterla in soffitta, col rischio di farne un modello, va a fare leva su istinti non molto ben controllabili. E’ il trionfo, sotteso, dell’ineludibilià, lo vedete cosa hanno fatto ? Mica perché, mica come mai, mica cosa cazzo c’era in giro per il “Paese” in quell’epoca (che già sarebbe a modo suo un tentativo onesto di farne almeno una cronaca). Macchè, scoperchio incautamente il vaso di Pandora, e chi se ne fotte delle conseguenze. Non cauterizzo un bel niente, e tollero che il tutto venga pericolosamente interpretato come un avvallo. Confortato dai fatturati, e dai diritti d’autore.

L’altra domanda allarmante, alla quale non so dare una risposta, è perché ha successo ?
Davvero si tratta del risultato di un abile operazione di marketing mix ? (prima la serie tv su Sky, poi il libro, adesso addirittura gli accendini, trovati guarda caso vicino alla cassa in un bar di via della Magliana).

update: in calce a questo post si è scatenata una discussione (civilissima peraltro) con Davide Malesi (persona che stimo) su Facebook.
Tento di riportarla qui, essendo negato col copia Davide L. Malesi Guarda che il romanzo di De Cataldo (per inciso, secondo me uno dei migliori romanzi italiani di questi anni, una pietra miliare) ha avuto successo molto prima della serie tv. Già sei-sette anni fa aveva un suo nutrito seguito di appassionati, nato da un intenso passaparola: ricordo che lo salutammo entusiasticamente, come - subito dopo "Q", altro momento epifanico - l'avvento di un romanzo italiano che riuscisse ad essere epico, maestoso, avvincente, senza sperimentalismi o intimismi.
martedì alle 8.32 · Mi piaceNon mi piace più.Cletus Alfonsetti Davide, parlo dell'influsso (malefico) della fascinazione che un taglio acritico può generare. Non discuto la qualità della scrittura. Non qui.
martedì alle 8.41 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Dovresti però indignarti anche perché Achille, iracondo e violento com'è, spicca sugli altri greci nell'Iliade. E condannare Shakespeare perché ha reso così affascinante Riccardo III, un personaggio spietato e amorale, mettendogli in bocca tutte le battute migliori. Eccetera eccetera.
martedì alle 8.47 · Mi piaceNon mi piace più · 1 personaCaricamento in corso....Cletus Alfonsetti Davide, ribadisco, l'effetto è perverso. Anche facendo salvi gli intenti letterari. Non è sufficiente la violenza "aggratis" nella quale navighiamo ?
martedì alle 9.13 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Cletus, puoi segnalarmi casi accertati, verificabili, di persone che hanno scelto di intraprendere professionalmente attività criminali perché suggestionate dal Freddo o dal Libanese? Via, siamo seri.

Ribadisco a mia volta: perché non te la ...prendi anche con Omero e Shakespeare?Mostra tutto
martedì alle 9.19 · Mi piaceNon mi piace più.Cletus Alfonsetti No, Davide, non habet. Mi basta registrare che un autore che professionalmente si sarebbe occupato di reprimere attività criminali (a norma di legge) nel decidere di narrarle abbia assunto un tono compiaciuto, di la dalla cronaca. Punto. Con buona pace di Shakespeare, che al confronto, non scomoderei.
martedì alle 9.21 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Un romanzo non è cronaca. Richiede che venga ossequiato il principio di immedesimazione, altrimenti non è un romanzo (cfr. Otto Ludwig, "Il racconto scenico"). Quello che chiami erroneamente "compiacimento" è l'esito che il principio di imm...edesimazione funziona in modo corretto nel romanzo: noi non siamo estranei alle vicende narrate, ma sentiamo partecipazione emotiva.

Ma scomodiamolo, invece, Shakespeare. Perché il principio che asserisci valere per Dandi e per il Freddo non vale per Riccardo III?Mostra tutto
martedì alle 9.31 · Mi piaceNon mi piace più · 1 personaCaricamento in corso....Cletus Alfonsetti Appunto, un romanzo non è una cronaca. Fosse stata quest'ultima avrebbe ottenuto i cosidetti onori. A me pare, in tutta franchezza, un'operazione della quale, visti i tempi, non si sentiva alcun bisogno.
martedì alle 10.34 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Cletus, continui a non rispondere alla domanda. Perché il principio che asserisci valere per Dandi e per il Freddo non vale per Riccardo III? Secondo il principio che sostieni, anche Shakespeare avrebbe dovuto astenersi dallo scrivere quel dramma, visto che i suoi tempi erano ben più violenti e travagliati dei nostri.
martedì alle 10.38 · Mi piaceNon mi piace più.Cletus Alfonsetti Per i motivi che ti ho detto. Non ho letto Shakespeare, sto ragionando intorno al fatto che un'opera (anche bene con velleità letterarie) insista su un tema in modo compiacente (o compiaciuto). Mi chiedo quale ne sia l'utilità. Prima ancora che dal punto di vista letterario (dove sia chiaro ogni confine è da abbattere) proprio dal punto della fascinazione che sembra esercitare sui giovani.
martedì alle 10.54 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Non devi aver letto Shakespeare per rispondere alla domanda: ti basti sapere che Riccardo III è un personaggio fascinoso, fornito di tutte le battute migliori del suo dramma, e al tempo stesso violento e amorale. Come lo sono sempre i grand...i antieroi letterari, d'altronde. Questo non è compiacimento, termine che insisti a usare erroneamente: serve a coinvolgere chi fruisce dell'opera, affinché egli senta che le azioni dell'antieroe non ci sono estranee, anzi ci appartengono, fanno parte di noi. Non ne siamo estranei.

Tu asserisci che uno scrittore dovrebbe astenersi dallo scrivere un'opera in cui siano presenti queste caratteristiche, come è "Romanzo criminale". Quindi, per estensione, affermi che Shakespeare non avrebbe dovuto scrivere il Riccardo III, né Stevenson "L'isola del tesoro" (dove c'è Long John Silver, altro "cattivo" fascinosissimo che ruba la scena al protagonista). Eccetera eccetera. Se sì, prendo atto che vorresti cancellare un bel pezzo di storia della letteratura per ragioni di censura moralistica. Se no, devi dirmi dove sta la differenza. Perché il principio che asserisci valere per Dandi e per il Freddo non vale per Riccardo III e Long John Silver? O per l'Achille omerico?Mostra tutto
martedì alle 11.06 · Mi piaceNon mi piace più.Cletus Alfonsetti Davide, anch'io, nel mio pezzo, sospetto un intento omeopatico (come lasci intendere tu): parlo di violenza, non nascondendola, affinchè parlandone si possa poi sfuggirne. Perfetto. Cosi come perfetti sono gli oliati meccanismi (sui quali i...mmagino il gran lavorio della critica letteraria) della narrazione. Resta il fatto che il modo di parlarne, indipendentemente dagli intenti dell'autore, leggittima più di un dubbio circa la necessità di esplicitarla ancora. Non credo, e non tranciarla come moralistica, che tutta questa esposizione mediatica (serie TV, romanzi- che comunque qualcuno, come la mia ex- è contenta che i minori leggano piuttosto che stare davanti ad un video) sia NECESSARIA. Avevamo già dato. Ci eravamo lasciati alle spalle le gesta "memorabili" della Banda della Magliana, non sentendone (personalmente) alcuna mancanza. Ora un magistrato ce le ripropone. Una TV satellitare, (ah ma qui Orwell non funziona ?) ne fa una serie di successo. La TV di Stato che si sente leggittima a sfruttare il filone (finchè è caldo) ed io, perdonami, cominicio ad averne abbastanza.
Poi, ognuno si tenga i riferimenti e i modelli cui crede.Mostra tutto
martedì alle 14.11 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Quando dico che stai facendo del moralismo, mi riferisco proprio ad asserzioni come:

"Ci eravamo lasciati alle spalle le gesta della Banda della Magliana, non sentendone (personalmente) alcuna mancanza"

in cui passi dal tuo gusto personale, d...ai tuoi bisogni, a un contesto complessivo. Se quel romanzo e quella serie tv hanno successo, si vede che le gesta dei personaggi sono gradite al pubblico. Tu, per quanto ti riguarda, non le apprezzi in quanto violente? Benissimo: puoi non guardare la serie e non leggere il romanzo, o puoi criticarli - come stai facendo - additandoli come violenti. Sta di fatto che la violenza è un ingrediente di base della drammaturgia dai tempi di Omero, e che la gran parte della narrativa è impostata sulla narrazione di conflitti violenti. Sinceramente, spero che "Romanzo criminale" stia a indicare una svolta nel modo di fare fiction tv in Italia, iniziando a lasciarci alle spalle i buoni sentimenti, la carità cristiana e tutte queste stronzate per mostrarci un'Italia laida, avida, piena di gente di merda, di arraffoni e cafoni e puttane, di imprenditori ladri, sbirri corrotti, politici mafiosi, quale in effetti è. Quanto dovremo aspettare ancora per vedere serie tv davvero crude, feroci, amare, prive di speranza o di pietà come "The Shield" o "The Wire"? A ben pensarci, "Romanzo criminale" è ancora poco, troppo poco. Bisogna andare oltre. Spingersi più avanti. Serve più durezza, più coraggio.Mostra tutto
martedì alle 15.50 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Peraltro, continui a non rispondere alla domanda, che ripropongo. Perché il principio che asserisci valere per Dandi e per il Freddo non vale per Riccardo III e Long John Silver? O per l'Achille omerico?
martedì alle 15.52 · Mi piaceNon mi piace più.Cletus Alfonsetti Perchè le prime mi sembrano operazioni nate al tempo nel quale non c'era la televisione. Da un uomo di legge, mi aspetterei maggior distacco. Ma tant'è...Certo che mi astengo dal vederle, di solito sto poco davanti alla tv.

Ah, per la crona...ca, a Roma, con quello di oggi, sono salite a 6 le vittime di ammazzamenti violenti negli ultimi 10 gg. (fonte TGR3)Mostra tutto
martedì alle 16.02 · Mi piaceNon mi piace più.Davide L. Malesi Sei in grado di stabilire un legame indubitabile, certo, tra "Romanzo criminale" e gli omicidi di cui parli?
martedì alle 16.06 · Mi piaceNon mi piace più.incolla del link di FB)

24/01/11

Due parole su Bolaño

Mi capita di leggere sempre di meno. Ultimamente sto incontrando molta fatica a mettere mano alla pila di libri da leggere (o da finire di leggere). Fasi. Mi riservo di farlo non appena messe a posto un po’ di cose, mi dico. Sono altresì consapevole che si tratta di scusa classificabile come pietosa.

Tuttavia (adoro questa congiunzione) il tempo per leggere i quotidiani (limitatamente il Tuttolibri del sabato e l’inserto del Sole24ore la domenica) lo trovo, sarà anche in forza del fatto che escono, entrambi, nel fine settimana cosa che consente, almeno qui, di disporsi a leggerli (ma nemmeno sempre…) con un po’ più di calma.

Questa settimana accade un fatto strano. Sabato mattina esco all’alba (di ritorno da un viaggio piuttosto lungo in auto) sotto la pioggia e arrivo all’edicola. Metto in macchina la Stampa.
Nel pomeriggio, dovendo trovare un testo per la figlia di una mia amica, entro in una fornita libreria del centro. Il testo non si trova (“è fuori catalogo, signore” mi ha detto con finto dispiacere una commessa molto presa dalla parte). In compenso, ho individuato sul banco l’ultimo di Bolaño: Terzo Reich. Wow. Preso a scatola chiusa.

Sto finendo di leggere Amuleto (di cui ho regalato una copia ad un amico, giorni fa). Per quanto letto finora, Bolaño non si smentisce: stessa scrittura intrisa di ironia, felici trovate narrative, in due parole: autentica goduria.
A sera, metto mano alla Stampa. Apro la pagina centrale e trovo una recensione di Voltolini su Terzo Reich. Bingo ! (ecco, sono queste le cose che mi piacciono, il sincronismo involontario, inconsapevole).

Ieri, domenica, stessa storia per il Sole24. Apre l’inserto una puntuta analisi si Salis. Fu vera gloria ? potrebbe condensarsi. A parte l’infelice impaginazione, il pezzo si attarda sull’analisi della facile ascesa nell’Olimpo della Letteratura (notare le maiuscole) interrogandosi sulla natura di Fenomeno Editoriale. Accostando Wallace e Bolaño. Di spalla altri due interventi di La Gioia e di Recuperati.

Morale: di Bolaño si parla intensamente. A torto, o a ragione. Ma sta di fatto che l’attenzione a questo scrittore è condensata nella battuta, citata, di un lettore (immagino “forte”) americano, sentito richiedere, in una libreria, è uscito qualcosa di nuovo di Bolaño ? (Probabilmente ignaro del fatto che nel frattempo sia morto).

PS. In uno di questi articoli del Sole, adesso non ricordo quale, si paventa il fatto che a determinare questo successo di Bolaño (ahimè, come detto, postumo) sia l’indiscussa bravura del suo agente (tal Andrew Wylie). Ora, dando per buono, che anche per altri scrittori lo stesso (ma anche altri agenti) non siano rimasti con le mani in mano, ridurre al merito di un agente il successo di una scrittura la trovo, francamente, un’idea piuttosto riduttiva.


Risorse: qui un omaggio a 2666 ospitato in bottegadilettura 2,0
Qui il link al tuttolibri di Sabato con la recensione di Voltolini su Terzo Reich.

04/01/11

Grazie Bandini

Potresti finalmente decidere che puoi evitare di fare il galante accompagnando al cancello la tua amica che ti e’ venuta a trovare mentre ti stavi facendo una doccia, ancora non del tutto asciugato e con una spavalda quanto incosciente tshirt sulla pelle bagnata, mentre fuori è ormai notte e ci sono tipo sei gradi.

Potresti ancora arrivare alla risoluzione di evitare di ingerire dosi significative di champagne, anche bene accompagnate da una scodella di fragole fuoristagione (chissà dove le coltivano, e soprattutto dove hai messo gli occhiali per leggere l’etichetta i cui font size sono presi a specchio per visite oculistiche coi controcazzi).

E ancora, potresti fare in modo di astenerti dal volerti cambiare se poi la notte, anche a seguito dell’ingestione di un bollito che era nella zona ibernata del tuo vecchio frigo chissà da quanto, sudi come un cammello che non incrocia un oasi da un semestre.

Poi però, fa niente se è il cuore della notte, sono solo le quattro e venticinque, plani su questo blog (http://zonadeumanizzata.blogspot.com/) e rimani incantato.

Grazie Bandini.

24/12/10

Del regalare libri a Natale

E’ Natale, ancora una volta. Le librerie, d’incanto, diventano i luoghi da dove poter comodamente osservare i tic della nazione. L’altro giorno ne ho scelta una, dove mi reco spesso, per la cortesia delle commesse, la loro discreta competenza, il loro modo gentile di guidarti e portarti con mano.

Prima riflessione.
Scegliere un libro da regalare, sto arrivando a considerarlo un atto di grande arroganza. Non si capisce perché, tomi e tomi di bon ton sconsigliano, a meno che non si sia più che intimi, di regalare profumi. Un’ingerenza immediata, nei gusti della persona cui il regalo è destinato.
Perché non dovrebbe essere altrettanto anche con i libri ?

Si obietterà, ma io regalo solo autori (o testi) che ho già letto, in un’ottica di condivisione. Ok, e se per caso la percezione di un testo (dando per scontato che sia soggettiva) fosse diversa da quella che abbiamo avuto noi ?

Il libro, ammettiamolo, è un oggetto pericoloso. Regalando un testo a “quella” persona, commettiamo il più facile degli errori. Supponiamo che abbia il tempo di essere letto, intravediamo condiscendenza, mettiamo alla prova il nostro (e altrui) livello di comprensione della persona cui è destinato. Una faccenda scomoda.

Ci sono varie tipologie di “donatori” di libri. Fatale che poi, nelle classifiche dei best-seller in questo momento in Italia, figurino nei primi quattro posti ben tre testi di cucina. Vorrà dire qualcosa ?

Già me li sento…ahò il mangiare è l’unica cosa che ci è rimasta (per chi può ancora permettersi di farlo due volte al giorno…co’ sti chiari de luna…), famogli sto regalo…vedrai che apprezza.

Cosi le scorciatoie da classifica, il sapiente battage pubblicitario, l’eco perverso fra esposizione pubblicitaria in tv e disposizione delle pile in libreria fanno il resto. Sono testi che vendono, sono testi che con il loro realizzo consentono alle case editrici di poter pubblicare anche altri testi meno “popolari” e (si spera) di più alto profilo.

Rimane che si tratta, ancora una volta, di una pessima abitudine, dura a morire.

Il gesto, del dono di un libro, in buona sostanza andrebbe misurato. Calibrato con discrezione, magari dopo aver indagato i gusti del destinatario. C’è una variante, per persone il cui rapporto è in crisi di comunicazione…e il sottotesto è…”ecco, lo vedi ? era questo che ti volevo dire e non ci sono riuscito…lo delego a qualcun altro…lascio che per me parlino le sue pagine”. Allora scatta la ripicca…hai voluto stupirmi, regalandomi un libro di poesie, ti spiazzo con un manuale di pesca…(che magari fosse quella alla Trota, in America…). Il dono di un libro è affare pesante.

Maneggiare con cura.

La mia lista della spesa…(ovvero cosa ho regalato, a chi, e soprattutto perché)

Un cofanetto di 4 cd di Stevie Wonder con testo a fronte e bio stringata. Ad un amico che ha bisogno (secondo me) di ascoltare buona musica per scrollarsi di dosso un periodo di pesantezza (emotiva, lavorativa ect).

L’ultimo di Tabucchi. Parla di viaggi, e troppo semplice donarlo alla stessa persona di sopra (che peraltro ha sempre viaggiato come regola di vita)

Momenti di trascurabile felicità, ad una ex cui serve una riconsiderazione romantica degli ultimi anni della sua esistenza.

L’ultimo di Lodoli, ad un cognato, insegnante anche lui, di simpatie sinistrorse…

La biografia di Marilin Monroe (ricca di foto inedite) ad un fratello cui farebbe bene, anche bene mediante questi stupidi succedanei, riscoprire l’iconizzazione della bellezza femminile.

Il testo culinario della Parodi, ad una mamma, anziana, di una mia amica, cui non dispiace esibirsi ai fornelli…

L’ultima (la prima ? l’unica ?) fatica di Barbara d’Urso…Storie di donne travagliate…autografata dall’autrice che con piglio da fastfood era proprio presente, al momento, in libreria a dispensare dediche a perfette sconosciute.

Mi è stato sconsigliato l’ultimo di Veronesi XY, troppo cruento per una signora…(ma sarà vero ? Veronesi ha una scrittura che non mi dispiace…).

La biografia di Keith Richards ad un amico malato peggio di me per gli Stones.

E altri ancora di cui taccio per pudore e per noia.

18/12/10

Venerdi 17

cassia bis








Può succedere, certo. Ultimamente succede un po’ più spesso.
Può succedere che per una volta le previsioni meteo ci azzecchino. Può succedere che tua figlia ti dica, con lo stesso tono predittivo di Dustin Hoffman ne Rain man “Quantas ?! Non cadono mai ! “. Hai presente ?
Una di quelle sentenze pronunciate con tale sicumera da non lasciare spazio a dubbi. Mia figlia aveva sancito, “Papà, domani nevica “ (viviamo a Roma, ndr). Alla mia domanda, innocente: “Perché ?”…mi sono sentito rispondere…”l’ha detto il meteo di Sky! Quelli non sbagliano mai !”:
Mai sentenza fu più corretta.

Ieri, venerdi 17, mentre ero appena fuori Roma a divertirmi a fare il babbo Natale postmoderno (non indossa il classico costume, non guida Renne ma una banale Ford, non consegna strenne ma al peggio del vino passabile ai suoi clienti) in compagnia di un amico, ci ha sorpreso una tempesta di neve.

Ora, il mio livello di gradimento della neve, da epoca non sospetta, sta al piacere che può provocare l’accorgersi di esser stato immortalato da un autovelox. Semplicemente non la sopporto. Non sopporto tutta la letteratura che ci gira intorno, da Rigoni Stern a Massimo Boldi (mi si perdoni l’accostamento). Odio i cinepanettoni, odio tutto ciò che ha a che fare con la montagna che non siano le passeggiate estive sui rilievi (cosa che per lungo tempo mi ha attirato). Ma non parlatemi di neve, e i suoi derivati.

Cosi, all’accorgersi che il tentativo di venire fuori da una timida salitella del paesino dove abbiamo pranzato (in un locale degno di pinguini quanto a climatizzazione), mi sovviene che, sepolte fra duemila cianfrusaglie e a puro titolo scaramantico, dispongo di catene.

Ci fermiamo, in qualche modo, e cominciamo a compulsare il manuale con le istruzioni di montaggio. Dopo diversi minuti e tentativi infruttuosi si accosta un’utilitaria. A bordo due donne. Una ci vede e comincia a ridere. Di quelle risate contagiose, immotivate quanto assurde. Facile andarle dietro. Scende una ragazzetta che non sfigurerebbe in un catalogo Panini di campionesse di wrestling. posto che la disciplina fosse solo un po’ più popolare da noi.. La ragazza con un piglio autoritario (mi sento solo di suggerirle di indossare dei guanti che prontamente le porgo) ci monta le catene come nemmeno al box Ferrari in una delle giornate più ispirate.

Commosso, ho pensato bene di lasciarle un paio di bottiglie di ottimo prosecco e lesti prendiamo la via di casa. Commettiamo l’errore di immetterci sulla Cassia bis. Una sorta di autostrada, dotata di un paio di generose corsie per carreggiata. Quella che ci ospita, in direzione di Roma sembra piuttosto sgombra. Troviamo un benzinaio aperto, facciamo il pieno e proseguiamo. Alla prima salita la coda. Vediamo la sommità della salita, sgombra. Ci sono “solo” un paio di camion che evidentemente sprovvisti di qualcosa in grado di fargli superare il dislivello ( catene, ruote da neve, marce ridotte, diosolosacosa) impediscono agli altri disgraziati come noi di procedere.

Restiamo fermi due ore due. A mezzo metro per volta, la salita assume il valore del paradiso per un cattolico praticante. La mèta è la, la vedi, ciò nonostante ti industri per fare del bene, nel frattempo.
Alla radio sentiamo di tutto, le polemiche per il rilascio dei manifestanti, wikileaks, l’Inter, i sorteggi di Champions, i consigli per andare di corpo meglio in previsione delle mangiate delle festvità, gli ultimi amori della pin up di turno. Insomma, mi addormento. Dormo per un tempo che non so stimare. Alla fine, mentre cala l’oscurità, dio sa come, si apre un varco che consente il passaggio a singhiozzo di un auto per volta. Non senza privarci dell’elegante scambio di battute fra una signora che ci ha appestato con i gas di scarico da una BMW X3 e i poveracci autisti del camion fermo “Guardi che dobbiamo andare a casa anche noi, sa ?!” gli grugnisce sull’incazzato uno di loro, e lei, avvelenata come una biscia “Ma io ho tre bambini a bordo”: In due battute l’immagine del paese.

Procediamo a trenta all’ora. Raggiungiamo il Raccordo che non ci sembra vero. Il fondo stradale a quel punto e’ migliore. Decidiamo di accostare, sulla corsia d’emergenza dentro a un tunnel. Tentiamo l’operazione di smontaggio delle catene: non credete, altrettanto complessa quanto il montarle. D’improvviso mi è chiaro il concetto di “Galleria del vento”, test al quale vengono sottoposte le auto per stimarne l’aereodinamicità (leggi, resistenza al flusso del vento, capacità di penetrazione dell’aria attenuando l’attrito). Una folata gelida e continua si incarica graziosamente di condire tutto il tempo necessario all’operazione di smontaggio: Che e’ comunque molto (un pensiero amorevole alla ragazzetta di prima, questo si, nel mentre).

Svolta l’operazione, procediamo, sono quasi commosso dal trovare la strada sgombra e poter avvicinare velocità degne di tal nome. Ci fermiamo per un generoso caffè e pipì connessa in un autogrill sfigatissimo popolato da zoccole est europee e personaggi dickensiani.

Ma il castigo del venerdi 17 non ha ancora esaurito le sorprese in serbo per noi. All’altezza dello svincolo con l’autostrada per Fiumicino, preavvisati da un anacronistico quanto inefficace cartellone a led che sovrasta le tre carreggiate, veniamo avvisati rispettivamente che le code sono da lì fino alla Prenestina (per i non romani, parliamo di una roba equivalente a 20 km, e nel contempo che le condizioni meteo sono "avverse". Ho sempre nutrito curiosità per coloro che sono preposti alla compilazione di questi messaggi. Mi sono sempre chiesto quale fosse il loro livello di istruzione, quale il loro background culturale, di cosa si sono nutriti, quali i libri che hanno letto, i film che hanno apprezzato e dei quali chiacchierano amabilmente davanti ad una tazzina di caffè, al bar con i colleghi o davanti all’omnipresente macchinetta che pure devono avere nella stanza dei bottoni, la stanza da docve immagino digitino questi distillati di letteratura misti a messaggi che variano il loro tenore dal calibrare la paura, moniti e finta premura. Condizioni meteo avverse, ma va ? L?italiano e’ una lingua fantastica. Di un umorismo involontario, a volte.

La maledizione del 17 si espleta regalandoci ben un'ora e tre quarti per percorrere poco piu’ di cinque chilometri. Assistiamo come Tantalo, con un mix di ammirazione per la loro incoscienza) i disperati che incuranti di tutto transitano a 150 km/h sulla corsia d’emergenza. Indirizziamo i nostri improperi agli occupanti e alle loro rispettive qualifiche di auto civetta con il lampeggiante che ci sfrecciano a destra incuranti del nostro supplizio. Fumo non si sa quante sigarette, tento di cambiare stazione radio, vado da un’insulsa Shakira ai Vespri medioevali (che stile, quelli di Radio3). Insomma cedo, su tutta la linea e rimando mentalmente, come un mantra, i nomi dei sindaci di questa città, degli assessori all’urbanistica, che si sono succeduti da una trentina di anni in qua, mandandondoli cordialmente in quel posto.

Esaurita anche la verve necessaria per incazzarmi, alla fine individuo un varco e decido, a costo di allungare di altri chilometri, di uscire da quel girone infernale.

Tempo altri venti minuti sono a casa.

E’ finita, mi dico. E’ finita.

11/12/10

Una giornata felina

Un_felix








Oggi ho sfamato un gatto.
Ho preso la Stampa e un paio di pezzi di pizza, e sono arrivato al pontile.
Ho trovato una panchina, baciata dal sole. Mi sono seduto e ho cominciato a mangiare, sfogliando il giornale, facendo attenzione a non macchiarlo.
Mentre stavo cosi, si materializza davanti a me un gatto. Messo un po' male in arnese, ma di un'eleganza unica. Mi guarda. Lo guardo.
Ci guardiamo per un po', silenziosi.

La dignità del suo sguardo mi spinge a fare d'istinto un gesto, portando verso di lui la mano con una briciola di pizza.
Doveva proprio essere affamato perchè se l'è presa, con la consueta eleganza, e dopo averla debitamente odorata, depositandola sui cubetti di porfido del pavimento del pontile, l'ha inghiottita d'un colpo.
Ho continuato. Leggevo il giornale, e allungavo la mano con le briciole.
Siamo andati avanti cosi per un po'.

Poi mi sono ricordato. Anche stanotte ho sognato un gatto. Era quello che abita qui con me.
Stava a letto, non sono nemmeno sicuro si trattasse, nel sogno, del letto dove dormo di solito. In ogni caso la scena era tranquilla, non si percepiva alcuna tensione. Solo, trovavo insolito avergli concesso un simile lusso. Al peggio, il gatto staziona, d'inverno, su un plaid appoggiato su una poltroncina, nel salone.

Ho associato due intenti d'una giornata felina.

06/12/10

Del perché non mi è piaciuto l’ultimo di Woody Allen.

la locandina del film di Woody Allen











Ho preso coraggio, sostenuto dalla necessità di sorridere o di lasciarsi scappare qualche sonora risata davanti all’umorismo intelligente del grande regista.
Sono uscito dalla sala con un rimando prepotente, non ricordo ad opera di chi, della frase “fenomeni che da noi sono sopravvalutati ? Woody Allen, per esempio: snobbato in patria colleziona aficionados da noi”.

Il film ha il suo più grande difetto nella trasposizione dei tempi. Risulta pensato come quelli di una commedia teatrale, ma trasferito “di peso”, senza adattamenti, al grande schermo, perde la caratteristica che ne avrebbe fatto un prodotto gradevole.

Lento, noioso, vagamente prevedibile, e con un inedito finale “semi aperto”, cui sembrano essersi votati (con qualche decennio di ritardo) i registi dopo aver copiato gli scrittori (penso al maestro in assoluto: Raymond Carver).

L’ironia non manca, certo. Qualche sincera risata ti scappa nel seguire le peripezie di un Anthony Hopkins in forma smagliante, alle prese con una spumeggiante (e un po’ mignottta) ventenne.

Cosa vuol essere ? Forse la celebrazione dell’età adulta alle prese con l’eterno tema dell’amore.
Qui Allen riesce, il ritratto a tutto tondo della consapevolezza dei limiti del corpo, a dispetto dell’eterna giovinezza che sembra portarsi con se l’amore, e chiunque lo prova, ancora.

E’ una trama da palcoscenico, e la sua invenzione su pellicola, lascia l’amaro in bocca.
Peccato.