01/04/12

Candid camera (nei pressi di Bari)

autogrill












Fare 1500 km in un paio di giorni. L'Italia la puoi assaggiare anche cosi. Complice un clima da primavera inoltrata, col pretesto di una riunione di lavoro, ti imbarchi in auto con due colleghi alla volta del Salento.

Ieri, al ritorno, imbocchiamo l'autostrada (verbo pessimo, che rimanda ad infanti recalcitranti all'assunzione di cibo appositamente confezionato) dal casello di Bari.

Pochi chilometri dopo c'è un'area di servizio, la prima. Dobbiamo fare pipì, con l'occasione (siamo a mezzogiorno inoltrato) cercare anche qualcosa da mettere sotto i denti.

Entriamo nel piazzale antistante l'autogrill. Deserto. La delusione comincia a prendere possesso delle nostre espressioni. Vuoto. Nemmeno l'ombra di un furgone, rumeno o no che sia. Non un camion (d'accordo, è sabato e in genere non circolano: ma sostano si, in genere. Vuoto anche il piazzale attiguo dove sostano i TIR. Una scena surreale. C'e' il sole, è ora di pranzo. Vuoi vedere è chiuso per ristrutturazione ? Un pesce d'aprile gigantesco ? Ma oggi è ancora il 31 marzo...

Un collega, dotato di vista migliore della mia, ci rincuora...ma no, guardate, le luci dentro sono accese. Increduli scendiamo, parcheggiando anche senza troppa cura: fa effetto qui, che quando mi ci fermo (vado spesso da quelle parti) non trovo posto tante le auto che affollano i parcheggi.

Entriamo, in punta di piedi nel locale, nemmeno fossimo nell'albergo di Shining, giriamo il tornello, è tutto a posto. Ci sono i giornali di oggi (tracce di segni di attualità che scacciano la sensazione del viaggio a ritroso in una qualche dimensione temporale parallela). C'è anche una cameriera, in là con gli anni, che sembra accoglierci come un qualcosa che significhi per lei la giustificazione di uno stipendio. C'e' anche un altro cameriere. Simpatica la scenetta...mentre uno si appresta alla cassa (desolatamente vuota) andiamo tutti, dando priorità, alla toilette.
Torniamo nel locale, vagamente rinfrancati e bendisposti verso la vita e le sue incredibili sfumature. L'ordinazione è un gioco da ragazzi...scegliamo un panino da dividere a metà (tutti vagamente reduci da giorni di pasti nei quali abbiamo mangiato l'impossibile..è solo voglia di uno spuntino, e il colore vivo della lonza è troppo “vero” per restare indifferenti). Prendiamo da bere, e tutti e due, l'uomo e la donna con la divisa come in un quadro di Hopper si prodigano al nostro benessere.

Fatale scambiarci due battute. Avevo pensato, le dico, arrivando, che fosse una candid camera...tutto il parcheggio vuoto...fuori nessuno....
La signora comprende l'humor e con fare sconsolato sta al gioco: “qui è una candid camera tutti i giorni: c'è crisi”.
Conveniamo che il perdurare della situazione si traduca in un rischio importante del mantenimento del posto di lavoro.
C'è una sorta di rassegnata compostezza. Lo sappiamo entrambi. E ce lo diciamo con un'occhiata senza altri commenti, mentre mi ridà il resto.

22/03/12

Se lo fa la Lavazza....













Ecco il secondo ebook pubblicato da Cletus Production.
Si chiama "Sia fatta la tua comicità-Paradise strips" l'ha scritto Pietro Pancamo e si trova qui:

Questa è la prefazione:

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.
Va bene, ce lo hanno insegnato e le recenti cronache internazionali stanno lì a ricordarcelo.
Quello che Pietro Pancamo riesce a fare è difficile. Tenendosi in bilico, con una maestria inaspettata, sul rischio della blasfemia gratuita, ci regala un affresco di sanguigna ironia intorno ad un tema considerato, nel nostro Paese, sostanzialmente un tabù.

Scorrendo le sue pagine, interrotte da sonore risate, vengono a galla immagini, situazioni, che chiunque abbia avuto modo di viverle nella sua adolescenza, difficilmente potrà fare a meno di trattenere. E allora, con tono lieve, dopo un primo momento di sconcerto, ci si lascia prendere facilmente dall'incedere del racconto. Dove il gusto per l'assurdo viene incontro, con una padronanza di linguaggio rigorosa e semplice nello stesso tempo, ad una visione surreale di un'aldilà corrotto, permeato dai guasti del nostro vivere sociale, e ridotto ad una dimensione più umana, nei suoi meccanismi, che ce lo rende più sopportabile.

Non è facile riuscire a far questo maneggiando religione. Pietro Pancamo aggiunge la sua voce, ferma, irridente e forte, a quelle degli autori che girano intorno a Cletus Production.
Fatale che nell'ottica di condivisione che ci pervade, abbia trovato un suo, più che meritato, spazio.

Cletus Alfonsetti

14/03/12

Un banale caso di omonimia. (presto risolto)


















Ieri, verso l’ora di pranzo.
Intento a preparare qualcosa di vagamente commestibile, accendo per consuetudine la tivvù a quell’ora sintonizzata sui vari tg. Ne ascolto tre di seguito, prima quello del tg2 all’una, poi il tg1 all’una e mezza, e infine il gazzettino regionale che va in onda, per non far torto a nessuno, su Rai3. A seguire, se il pasto è stato particolarmente laborioso, a volte anche il tg3 delle 14,30.

Tanta fame di notizie, almeno stando alle parole del mio terapeuta, che non manca di esortarmi a farmi sostanzialmente i fatti miei, mal si coniuga con una leggera sindrome maniacal depressiva. In ogni caso, pur interrompendo con delle sonore risate, ogni tanto, mi ostino a guardarli tutti, mentre tagliuzzo cipolla, controllo il sale, scolo la pasta e gratto il parmigiano.
Insomma, l’altro giorno, mentre stavo facendo tutte queste cose sono rimasto di stucco ascoltando la notizia debitamente sparata da quasi tutti i tg. A Palermo, un incensurato cinquantenne, si dilettava a prendere di mira le vecchiette negli androni dei rispettivi, immagino signorili, palazzi.

Fin qui, nulla di strano, nell’ottica della sapiente diffusione del terrore, è oramai un must che i media si esaltino davanti a notizie come queste che sembrano fatte apposta per sollecitare la gente (in ispecie se ha una certa età) ad affidarsi ai servizi di consegna a domicilio della propria spesa…o a qualche nipotino diligente pratico a smanettare magari su Internet, per un certificato, per l’accreditamento di una pensione, per il nolo di un film porno… Tutto questo è stato niente però fino a quando non hanno detto per esteso, e scandendo bene bene le parole, il nome dell’incauto et improvvisato rapinatore (che è risultato essere persona stimabilissima e risoltasi al crimine grazie ai quei buontemponi di WallStreet).
Antonio La Malfa. Sissignore. Proprio cosi. Di colpo ho mollato lo scolapasta (e con esso per poco non rovesciavo nel lavello i 200 grammi di rigatoni testè scolati). Cazzo, Antonio, Toni La Malfa, ma che hai fatto ?

In una frazione di secondo ho rimandato indietro il film. Uno stimato dentista col pallino della scrittura che però sapevo essere si, di natali siciliani, ma stabilmente radicato in quel di Lucca. E’ vero che oggi con un aereo in un’ora sei dovunque…ma davvero potevo credere che si trattasse di lui. Da un ascolto distratto, al semplice ascolto di quel nome e cognome ho cominciato a prestare attenzione. Diobono, Toni…sapevo che c’era la crisi anche per i dentisti. Che la gente si tiene i denti marci e va avanti coi colluttori a garganella piuttosto che affrontare le spese per i ponti (lo vedi ? Ancora la Sicilia…oramai è diventato un sinonimo quello di Messina)…Sapevo anche dei problemi finanziari che tutto questo casino sta comportando…(al punto che il mio inconscio, essendo stato licenziato da poco, deve aver prestato una maliziosa attenzione a tutta la faccenda).

Insomma, ho faticato un po’, devo ammettere prima di convincere me stesso (non è impresa facilissima) che trattavasi di omonimia e non del mio caro amico compagno di penna che c’ha pure un blog e scrive cose degne e che si trova qua e che quando leggerà questo post magari si incazzerà e insomma oggi è solo mercoledi, manca ancora un po’ a Pasqua…e magari una capatina a Palermo…città dagli splendidi androni, vedrò di metterla in cantiere.

Un popolo di santi, omonimi e criminal mind occasionali. Ecco cosa stiamo diventando.


fonti: la notizia
il blog di Toni La Malfa

09/03/12

La ricaduta socialmente utile della recente commedia all’italiana.



























Staccati due biglietti, a distanza di pochi giorni. E’ un periodo che non va, e mi vado volutamente a infognare su titoli che promettono leggerezza, qualche sana risata. Massaggi per il cervello. Decompressione.

Ora, lungi dal voler affettare il tono snobistico di tutta l’operazione, due rapide considerazioni.
Il film di De Luigi (nemmeno ne ricordo il titolo…ma come sto messo ?) ah, si, “Come è bello far l’amore” e l’altro di Verdone “Posti in piedi in paradiso”, sono solo due fra la gran mole di pellicole che, sarà un caso, in tempi grami e bui come questo, si incaricano di far sorridere.

Ricordo ancora la battuta di un Nanni Moretti avvelenato..all’indirizzo di un gestore di un bar che stava per chiudere la saracinesca….”…ve li meritate i film di Alberto Sordi”.

Una domanda è: è lecito abbandonare il criterio della qualità ? Siamo nei dintorni di un manifesto del disimpegno ? Entrambi i film, in modo diverso, si incaricano di indagare nei fenomeni sociali.
Il primo, quello di una coppia in crisi di appetiti sessuali. E ci lavora sopra, maramaldeggiando su facili costumi, ipocrisie, scorciatoie…insomma ne ha da pescare…nel mito del macho italiano.
L’altro, quello di Verdone, attinge al dramma dei padri separati (e squattrinati). Verità, quindi, come base di partenza. Il primo indugia sulla sessualità della coppia, l’altro su un fenomeno sociale del quale pare se ne sia accorto anche l’Istat.

La valenza dell’ironia è risaputa. Medicina in grado di farci digerire (o quanto meno tollerare, circoscrivere) la portata dei drammi. Merito quindi, ad un supposto effetto placebo, (o a lento rilascio, come amano recitare i più arguti bugiardini di talune medicine).

Si esce dalle sale, consapevoli di non aver chiesto altro, all’atto dell’acquisto dei biglietti.
Resta però un tarlo.Quello di domandarsi se, ma è domanda puramente retorica, sull’argomento fossero stati chiamati i mostri sacri della ormai consacrata Fu-Commedia all’italiana, l’avrebbero girato allo stesso modo ?

In altre parole, sia Brizzi che Verdone vanno ritenuti dei consacrati prosecutori di quella scuola che ha fatto la storia del cinema italiano, o più semplicemente dei validi artigiani che in qualche modo tentano di rifargli il verso ?

Nella fattispecie, e a puro esperimento “tattile”…dal primo film, all’uscita della sala avevo ancora dei crampi alle mascelle e tutto sommato, l’aspettativa non è andata delusa: il film riesce a strapparmi delle sane risate. Dall’altro, quello di Verdone no. Esci dalla sala con un retrogusto amaro, appena dissipato dall’abile scelta della colonna sonora. E allora lì che ti viene il sospetto:
eccesso di immedesimazione (la mia, infondo, non è situazione di molto dissimile da quella dei tre protagonisti) o avverti, di sottotraccia, l’intento nobile di averne voluto fare comunque un momento di riflessione ? In tal caso, magicamente, resti spiazzato nelle tue granitiche aspettative iniziali, e ti ritrovi a combattere con il sospetto che il film poi ti lasci con qualcosa da metabolizzare, per conto tuo, a intervalli incerti, ma comunque incapace di stabilire se dovuto ad un preciso intento della regia o frutto di tue pippe mentali. E in tal caso, è motivo di riscatto ? Velleità sociali del regista ?

Ammetto di non aver chiaro. Ci lavorerò su, lasciando che il tempo aiuti a definire meglio la sensazione. In ogni caso, anche bene per parlarne poi in termini non esattamente entusiastici, andateli a vedere.

02/03/12

Aedo













Se ne è andato un grande poeta.

Lasciate che racconti il “mio” Dalla. (che è uno che ti fa male, con quello che canta, con quello che scrive).

Borotalco. I miei vent’anni solforosi. Eccessi, il festival della frenesia. Un film di Verdone banale, nel quale una Eleonora Giorni, impazzisce per il nostro. Nella Roma dei nuovi quartieri che venivano su come funghi, i tempi d’oro dei palazzinari, che nel frattempo, indisturbati costruivano fortune mentre ci lasciavano a giocare ai soldatini.

Dalla, ancora, con i suoi dischi di quel periodo, ha incarnato per me la figura di un aedo. Qualcuno che anche fosse stato bendato aveva il dono di racchiudere in un paio di versi trattati di sociologia, meglio e più di qualsiasi annuario Istat.

Mica facile, è un dono. E il suo low profile l’ha aiutato in un paese pronto a celebrare i suoi miti per dimenticarli subito dopo. Sempre un passo indietro, mai imponente. Un gran signore.

Buon viaggio, Maestro.


PS. è da ieri che riascolto in loop la sua Nuvolari. Capolavoro.

18/02/12

Come sorprendere i vostri amici con un piatto particolare












Può accadere che vi vada di invitare a cena degli amici.
Cosi come è altrettanto facile non sappiate bene dove cominciare. Magari non siete nemmeno dei geni dei fornelli. Tuttavia, in forza di un arcaico senso dell'ospitalità vi sentite in dovere di sorprendere, con un piatto piuttosto elaborato, i palati altrimenti scettici o troppo raffinati dei vostri amici (meglio se, fra questi, si annovera qualche buon gourmet).

Potete procedere cosi.
Uscite di casa. Muniti del denaro sufficiente. Recatevi presso la migliore macelleria della vostra zona. Se non la conoscete personalmente, fatevela consigliare da qualcuno (la portiera, la vicina, una zia che abita poco distante). Comprate (dipende da quanti ospiti si attendono) dai 500 ai 1000 grammi di “ottima carne macinata” di magro. Se non siete avvezzi, come è lecito credere, insistete sul concetto di magro. Per magro si intende la scarsa o nulla presenza di grasso dal pezzo di carne che il macellaio vi triturerà, paziente e insieme divertito, sotto i vostri occhi.

Passate in un ortofrutta. Qui cercate di comprare questi alimenti: delle arance rosse (potete transare sul rosso, vanno bene anche quelle a polpa più chiara). In ogni caso, che siano belle arance. Prendetene dalle 4 alle 8. Fatevi tagliare anche della zucca. Si, avete capito bene: quella roba dove dentro ci si mettono le candele quando arriva Halloween: non servono solo a quello, si mangiano anche! E sono piuttosto buone. Qui cercate di prenderne dai 1000 ai 2000 grammi (posto che non abbiate dimestichezza con le equivalenze, potete chiederne una quantità variabile in funzione del numero ospiti, ma collocate questa quantità fra il chilo, il chilo e mezzo, finanche i due chili).

Non mancate di chiedere delle cipolle (o meglio, lo scalogno che è un po' meno forte).

Passate infine da un decente alimentari. Qui dovrete prendere 1 confezione di besciamella (se avete solo una vaga idea di cosa sia vi conviene prenderla già fatta: la vendono in piccoli comodi brick, si, come quelli del latte della centrale: solo un po' più piccoli) e almeno un paio di pacchi di cannelloni vuoti. Dite “da riempire ed infornare”, cosi vi daranno quelli giusti. Se stimate di avere più ospiti spingetevi pure ad acquistarne 3 confezioni (in genere sono da 500 grammi cadauna).

A questo punto dovreste avere tutto (posto che gli altri ingredienti come sale, olio, un forno, un contratto per la fornitura di energia elettrica vigente, e qualche ora di tempo a disposizione ce l'abbiate pure.

Dimenticavo il vino. Se potete cercate il Cum Laude della Banfi. Non è facile trovarlo, ma se potete, rivolgendovi ad un'apprezzata enoteca, farete un figurone.

Ora, rientrati a casa, diciamo che sono le 13 e i vostri amici sono attesi per le 20, potete procedere cosi:
spacchettate tutto e mettete sul tavolo. Prendete le arance e cominciate a spremerle. Mettete in un recipiente in grado di contenerla, la carne macinata magrissima. Versate il succo di arancia e dimenticatevela. Almeno fino a mezzora prima di cena.

Prendete invece una casseruola. Qui, dopo un filo d'olio, tagliate in modo molto sottile lo scalogno (o la cipolla, qualora non lo abbiate trovato). Versate nella pentola e accendete a fuoco lento. Prendete la zucca. Toglietegli la buccia e sminuzzate la polpa. E' un po' faticoso, quindi occhio a non mettere sul fuoco la pentola con l'olio e lo scalogno troppo tempo prima: rischiate di mandare in fumo tutto. In ogni caso, ma è uno stratagemma da sfigati, se potete evitate il minipimer. La zucca va tagliuzzata con una lama ben affilata su un tagliere, mentre magari nell'impianto hifi di casa avete messo su una vecchia raccolta di successi di Bart Bacharach. Se non avete Burt Bacharach , potete ovviare con I successi di sempre della Grande Orchestra Mantovani. Serve a poco, ma darà modo di farvi sentire qualcuno in grado di insidiare a Ferran Adria (titolare della trattoria El bulli) il primato mondiale degli chef.

Mettete la zucca che avete pazientemente sminuzzato nella casseruola e mandate a fuoco lento. Di tanto in tanto controllate e se potete avviate una pentola con dell'acqua dentro su un altro fuoco, e con un mestolo, allungate la zucca fino a quando (il tempo varia dalla mezzora ai tre quarti) non inizia a sfaldarsi e a diventare un'incomprensibile melassa arancione. “Aggiustate di sale” che è una frase che si trova spesso nei manuali di cucina. Vuol semplicemente dire, che lungi dal far diventare capre i vostri amati ospiti, cercate di moderarne l'impiego. Ma un pizzico va messo: la zucca altresì è cibo dolcissimo.

Potete fottervene. Spegnete tutto e dedicatevi ai vostri hobby (ne avrete pure qualcuno, no ? A parte quello di improvvisarvi Cuochi per una notte).

Arriviamo intorno alle 19...massimo 19,30.
A questo punto. Il colore della carne macinata, affogata nel succo d'arancia dovrebbe essere prossimo a quello del viso del vostro capoufficio il venerdì pomeriggio. Non preoccupatevi: è normale. Anzi, in genere, posto che abbiate girato almeno un paio di volte il malloppo con un mestolo di legno, dovrebbe essere omogeneo.

Stessa cosa dicasi per la polpa di zucca, che nel frattempo è diventata appunto un ammasso indistinto di ex-fibre, sfibrate dalla cottura prolungata. Meglio se a livello di densità somigliasse a quello di una marmellata. Densa.

Munitevi di un paio di teglie. Imburratele, e intanto avviate il forno (fa niente se elettrico, a gas, o a energia eolica, l'importante è che vada). Ponete la temperatura intorno ai 180°.

Adesso viene il bello. Avete preso, nel corso del bliz mattutino (dando per inteso che in casa vostra un siffatto attrezzo non è mai entrato) un imbuto da pasticciere. Sapete qual'è ? E' quello col quale si fanno le scritte per le ricorrenze più strane. In genere compleanni, talvolta per l'esito felice di qualche esame, alla nascita di un pargolo, quasi mai per festeggiare un divorzio. Versate il contenuto della terrina nella quale ha fatto l'idromassaggio la carne macinata tutto il pomeriggio, nella pentola nella quale ha fatto la sauna la zucca. Amalgamate il tutto pazientemente e tassativamente a mano. Tutt'al più aiutatevi con un mestolo di legno. Ma cercate di ottenere un ammasso ben amalgamato.

Prendete i cannelloni, si cosi: crudi. Con mano ferma (se c'è qualcuno e siete in là con gli anni, potete farvi anche aiutare) cercate di riempirli, con l'ausilio dell'imbuto da pasticciere, con l'amalgama appena creato. E' operazione lunga (in funzione di quanti ne avete da riempire, ma non priva di retrogusto ludico, rimandandovi, come è facile ritenere a giochi infantili praticati sull'arenile sotto l'occhio paziente ma vigile di qualche vecchia zia). Disponete questi cannelloni cosi riempiti nelle teglie. Ovviamente in modo orizzontale, altrimenti avrete vanificato il tempo speso,. Cercate anche di tenerli accostati quel tanto che basta, non a livello per intendersi degli utenti del metro alle 7,30 di mattina. Finita l'operazione di riempitura dei cannelloni, potete prendere la besciamella (a meno che non siate degli utenti 2.0 e a quel punto ve la siete anche preparata da soli). In ogni caso, sia fosse stata preparata da voi, che (come è molto più facile ritenere) l'abbiate comprata già pronta, distribuitela con la grazia di un orologiaio su tutti i cannelloni (stavolta, per allietare l'operazione potete anche mettere un cd di Rihanna, come sottofondo).

Date un'occhiata all'orologio. Se tutto è andato come deve, se non abitate in una zona dove trovare un parcheggio ha le stesse probabilità che l'Inter vinca la Champions, i taxi non abbiano indetto uno sciopero molto selvaggio, e i vostri amici sono fra i pochi rimasti a conoscere (e praticare) il concetto di puntualità, dando per buono che li attendete per le 20,30 quando saranno le 20, 15 potete infornare. Vorrà dire che, avendoli lasciati a 180° per una ventina di minuti (i cannelloni, non i vostri ospiti), al massimo li lascerete nel forno (ovviamente spento) a tenersi caldi. Ma fate in modo non si asciughino troppo: già avete fatto un azzardo nell'utilizzare i cannelloni pronti, dopo vi trovereste con parcelle dei migliori odontoiatri della città a dover onorare.

Avrete bandito la tavola come si conviene. Stappato per tempo il vino (l'avete trovato poi il Cum Laudee o avete derogato su un altro rosso importante?) meglio se ossigenato in un decanter (niente paura: è un arnese che non serve ad accordare le chitarre, ma per svasare e far prendere aria a vini rossi in età pensionabile).

Ecco, il resto della cena è a vostra discrezione. Accogliete i vostri amici con qualche candela accesa a tavola (fa sempre chic e riscalda l'ambiente) e sopratutto: non svelate a nessuno il nome di chi ha elaborato questa ricetta. Mettete un cd di musica da grandi orchestre (si, di quella che si ascoltava un tempo prima del decollo di un aereo: serviva a stemperare la paura, e dava un tocco di nobiltà al tutto).

Se avrete pedissequamente osservato tutte le prescrizioni fin qui illustrate, i vostri ospiti non dovrebbero prendervi a pernacchie, tantomeno, posto siano dei tipi inclini alla violenza (peggio se gratuita) prendervi anche a calci. Piuttosto, purché di palati normali e sensibili, gustatevi le loro espressioni mentre mangiano un qualcosa che vi avrà si, distolto dai vostri consueti impegni di un sabato, ma che vi proietterà di colpo, nella loro considerazione fra i migliori amici cuochi di cui dispongano.

28/01/12

Provaci ancora Sam !





















Fra le tante notizie di questi giorni, una mi ha divertito.
Faccio riferimento alla polemica sorta intorno alla candidatura di Roma quale sede per i Giochi Olimpici del 2020.
A darsi battaglia, da posizioni contrapposte, due atleti (o ex tali): da un lato Pietro Mennea (fresco autore di un libro) e dall’altro Juri Chechi.
Mennea confuta con dati per la verità piuttosto abborracciati il previsto beneficio economico.
Chechi, in nome di una visione romantica della faccenda, si affida ad una speranza di ridimensionamento alla quale coniuga un sano ritorno allo “spirito” originario della competizione.

Ora, hanno ragione entrambi. Abbiamo sotto gli occhi la recente esperienza dei mondiali di Nuoto,tenuti qualche anno fa, proprio qui a Roma.
Al momento se ne sta occupando la magistratura.
Una vicenda che ha visto all’opera i soliti protagonisti. Un ceto politico-affaristico, campione nella tecnica della “procedura d’urgenza”, ma sbaglierebbe chi li prendesse per la solita accolita di dilettanti alle prese con problemi di organizzazione di qualcosa di più grande dei rispettivi condomini. No, la tecnica, già tristemente sperimentata per altri eventi flop come il Giubileo del 2000, consiste nel lasciare le cose sostanzialmente ferme (con buona pace della capacità e della professionalità dei pochi che se ne occupano) per poi affannarsi, a ridosso delle scadenze di questi eventi, alla procedura d’urgenza. Panacea di tutte le normative di controllo (leggi, appalti affidati non più con regolari gare d’appalto – sebbene funestate da quell’anacronismo del ribasso sulla base d'asta, sul quale ha costruito le proprie ricchezze il ceto di palazzinari&politici- ma a “licitazione privata”, ossia mi sta simpatico quello e in nome dell’urgenza se anche gli affido l’appalto non commetto alcuna irregolarità).

Siamo stanchi, questo si. Le spire della crisi economica evidentemente non hanno smorzato gli appetiti di questo clan. Anzi. Probabile intraveda nell’inevitabile pioggia di danari pubblici un’altra occasione di mettere all’opera il meccanismo già ben sperimentato in precedenza, con i casi indicati.

Allora ? Allora ricordo ancora, intrisa di poesia, la via Olimpica costruita in tempi di record, quando bimbetto dai finestrini di una orgogliosa 600 Fiat, il mio babbo mi portava a vederla, arredata da tutte le bandiere delle nazioni del mondo. Era il 1960, era il pieno boom, chissà, si usciva dal dopoguerra, c’era un altro fermento, l’ansia di arricchirsi facilmente (con pratiche al limite della legalità) forse non era cosi forte. Sono state create strutture che a giudicare col senno di poi gli sviluppi dell’urbanistica cittadina, restano a tutt’oggi come apprezzabili esempi di una sana visione del benessere della collettività. [di contro delle innumerevoli piscine costruite con strascichi di carte bollate, ne risulta ancora qualcuna, pur finita, ancora coi sigilli].

Rimettersi alla prova ? L’operazione di maquillage del governo Monthy riuscirà a coincidere con un ritrovato senso d’onestà degli attori partecipanti ? E soprattutto, la ricaduta (termine orribile, d’accordo) in termini economici per la città sarà tale da compensare gli inevitabili disagi che, se ancora al comando lo stesso clan, dovremo patire come cittadinanza per la realizzazione di faraonici quanto inutili edifici destinati ad ospitare questi giochi ?

Non sarà che, a corto di fiato, come tante simpatiche meretrici si sta lanciando l’amo sperando che lo sponsor forte di turno abbocchi ? A guardare la recente vicenda dei restauri del Colosseo con il contenzioso con il patron delle Tod’s…non c’è da aspettarsi nulla di buono.