18/06/10

Anvedi (della comunicazione pubblicitaria e dintorni)

dettaglio poster










C'e' qualcosa che mi affascina, oltre il dovuto, della comunicazione pubblicitaria.
Sono giorni che, girando per le strade di Roma, appare questo maxi poster che pubblicizza una marca (da me mai sentita prima, che pure ne ho posseduti e ne posseggo) di cibo per animali domestici.

Ora, la foto è intrigante. Direi che sulle prime inquieta. La luce, il fatto che siano tutti mascherati, la parola AMORE evidenziata in basso, e sopratutto il seno nudo di una modella.
Cosa c'entri tutto questo con il cibo per i cani è cosa che lascio alla considerazione di ognuno.
Quello che mi preme indagare è il nesso fra il tentativo di ottenere visibilità e il corpo femminile.
Dove l'occhio distratto da un overdose di messaggi trova il tempo di soffermarsi, in coda ad un semaforo, in coda e basta (situazione questa, ahimè molto frequente) ci dev'essere, per forza qualcosa che attrae, altrimenti passerebbe inosservata.

Questo devono essersi posto, come risultato, i creativi assoldati dalla multinazionale. Ottenere, a lowbudget, il massimo della visibilità sfruttando l'elemento del richiamo sessuale, più o meno larvato. Lo scopo è riuscito. La voluta modestia con la quale il payoff è inserito nel contesto della foto (rigorosamente in basso sulla destra e con un font minimalista) tradisce l'intento di generare curiosità. Potresti pensare si tratti di una marca di profilattici, che sia un cut-off del buon vecchio Kubrick, del suo, discusso, Eyes Wide Shut, una parodia al concetto “dell'Amore” cosi intensamente sfruttato anche nel campo della comunicazione politica ultimamente. Sta di fatto che si è letto.

Bingo, quindi, l'intento è riuscito. Per lo sperato aumento delle vendite si vedrà.
Registro un rapporto di saturazione fra la visione passiva di questi messaggi, al di là della loro comprensione, e la persistenza nella abusata memoria.

L'altro giorno, ho portato a fare un piccolo controllo l'auto dal mio meccanico di fiducia (l'officina ufficiale invece, della casa automobistica dove l'ho comprata risulta ultimamente meno accessibile di Palazzo Grazioli: cancelli chiusi, richiesta di “passi” ottenibile solo previa prenotazione via web o telefonica: nemmeno fosse un laboratorio di diagnostica). Il mio meccanico, salutandomi dopo aver pagato (nessuna illusione: mica tanto meno dell'officina ufficiale) ha ritenuto opportuno, sorridendo, citarmi un incomprensibile “Das Auto”, con lo stesso tono col quale, lo speaker dello spot (credo della Volkswagen) chiude enfaticamente il suo messaggio (peraltro subito “copiato”, quanto a tono enfatico anche da Citroen).

Da domani cerco sto cazzo di mangime Almo per il mio gatto.

update: dando un'occhiata in giro per la rete ho appurato che il creativo è niente meno che Oliviero Toscani. Vabbè...confermo tutto.

qui invece, via facebook, le motivazioni sulla campagna fornite dall'Azienda stessa

2 commenti:

  1. Ciao Cletus. Il mio gatto Achille mangiava quelle e solo quelle scatolette. Credo che generino un'assuefazione speciale. Costano anche un occhio della testa...
    Elis

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  2. grazie della dritta: mi asterrò.

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