08/04/09
Aprile è il più crudele dei mesi
I. La sepoltura dei morti
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.
Quali sono le radici che s'afferrano, quali i rami che crescono
Da queste macerie di pietra? Figlio dell'uomo,
Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto
Un cumulo d'immagini infrante, dove batte il sole,
E l'albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,
L'arida pietra nessun suono d'acque.
C'è solo ombra sotto questa roccia rossa,
(Venite all'ombra di questa roccia rossa),
E io vi mostrerò qualcosa di diverso
Dall'ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall'ombra
Vostra che a sera incontro a voi si leva;
In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.
Frisch weht der Wind
Der Heimat zu
Mein Iriscb Kind,
Wo weilest du?
< Mi chiamarono la ragazza dei giacinti. >>
- Eppure quando tornammo, a ora tarda, dal giardino dei giacinti,
Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo
Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero
Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,
Il cuore della luce.
Oed' und leer das Meer.
Madame Sosostris, chiaroveggente famosa,
Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante
E' nota come la donna più saggia d'Europa,
Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,
La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato
(Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)
E qui è la Belladonna, la Dama delle Rocce,
La Dama delle situazioni.
Ecco qui l'uomo con le tre aste, ecco la Ruota,
E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta,
Che non ha figura, è qualcosa che porta sul dorso,
E che a me non è dato vedere. Non trovo
L'Impiccato. Temete la morte per acqua.
Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.
Grazie. Se vedete la cara Mrs. Equitone,
Ditele che le porterò l'oroscopo io stessa:
Bisogna essere così prudenti in questi giorni.
Città irreale,
Sotto la nebbia bruna di un'alba d'inverno,
Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,
Ch'io non avrei mai creduto che morte tanta n'avesse disfatta.
Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,
E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. Affluivano
Su per il colle e giù per la King William Street,
Fino a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore
Con morto suono sull'ultimo tocco delle nove.
Là vidi uno ch e conoscevo, e lo fermai, gridando: « Stetson!
Tu che eri con me , sulle navi a Milazzo!
Quel cadavere che l'anno scorso piantasti nel giardino,
Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest'anno?
Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l'aiola?
Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell'uomo,
Se non vuoi che con l'unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!
Tu, hypocrite lecteur! - mon semblable, - mon frère!
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06/04/09
Il mio terremoto
Insolitamente caldo, un coro di cani che abbaiavano e un concerto d'antifurti. Sono rimasto cosi, scalzo, in pigiama, a guardare la luna, offuscata da un leggero strato di nuvole (e umidità). Guardato l'ora, sul display del telefonino, le 3,33.
Mi sono chiesto se mia figlia, che vive con la mamma a Roma, stesse bene. Che fare ? Se telefono e magari non hanno sentito niente le faccio prendere uno spavento. Le mando un sms. Digito, senza occhiali, un “tutto bene ?” innocuo. Schiaccio INVIA e il messaggio non parte: il telefono era impallato. Riprovo, una, due, tre volte. E' stato a quel punto che ho percepito che qualcosa di grosso poteva essere accaduto. Rientro cautamente in casa, provo ad accendere la tv. Niente, i soliti programmi, faccio un rapido giro sui canali, vedo la faccia, rassicurante, di Obama dalla Cnn che di notte “rimbalza” su La 7. A quel punto, telefono. Erano sveglie, vagamente terrorizzate (abitano in un quarto piano) ma stavano bene e si, la scossa l'avevano distinta molto bene.
Ho atteso ancora, fumato non so quante sigarette, poi, vinto dal sonno, sono tornato a letto.
Oggi, mentre ero in giro per lavoro, la radio in macchina, accesa di continuo. Gli aggiornamenti, la conta delle vittime che cresce di ora in ora, le testimonzianze, le voci. La voglia di prendere una confezione di guanti da lavoro ed andare. La consapevolezza che sarei d'intralcio. La resa.
A sera, dal teatrino di Vespa, la percezione completa del disastro.
Sento un tecnico, forse Barberi, affermare “se questa scossa fosse avvenuta in Giappone o in California, non avrebbe prodotto nemmeno una vittima”. Allora mi chiedo, senza alcuna polemica, ma di cosa ha bisogno questo paese per lasciarsi alle spalle queste tragedie ?
Perchè lo Stato, per prima, non abolisce quell'assurdo meccanismo del ribasso della base d'asta che comporta, nella logica imperante del sub appalto, di dover vedere crollare edifici adibiti a strutture pubbliche, costruiti dopo tanti altri sismi, altre solenni promesse, poi puntualmente disattese. Allora dietro a certe scelte c'è l'uomo, la sua dignità. Rubare su un appalto, oltrechè criminale è indice di una idea della sicurezza degli utenti vicina allo zero. E' la logica del profitto, dirà qualcuno, no, forse è la sua degenerazione. Allora non accettiamo da uno Stato, che poi siamo, saremmo, noi, che conceda l'affidamento dei lavori con queste normative, con questi strumenti medioevali. Non devono esistere, in una nazione che si dice civile, leggi che legalizzano la ruberia, l'arte di arrangiarsi. Ribassi in base d'asta, significa dosare il cemento a 200 kg al metro cubo laddove è prescritto (e pagato) per essere a 350 kg. Stessa cosa per il diametro dei ferri. Ecco allora che dove non è l'età, vetusta, degli edifici dei centri storici dei piccoli paesini, costruiti in conci di pietra, anche edifici cosidetti “moderni”, roba costruita pochi decenni fa, si sbricioli, col suo carico di morte, per l'amara felicità di qualcuno, “costretto” a lucrare sulla bontà (e quantità) dei materiali a scapito della vita dei suoi simili.
Per non dover piangere ancora, storie come questa.
04/04/09
Bluebird.
Lo sento quando vado a correre, sul simil ipod. E' ben scandito, con una sua organizzazione. E' un crescendo sostenuto dai fiati e dalla sua chitarra mai banale. E poi il vocione, con un giro ipnotico del basso.
Cosi, la mattina ti alzi e ti chiedi cosa sta facendo Melvin Taylor (che è anch'egli un ammiratore di John Lee Hocker), in quel di Chicago (che prima o poi dovrò andarci). La conoscenza del suo inizio di giornata, con cosa fa colazione, se la fa, come occupa il suo tempo appena sveglio, sottende il criterio che infondo è un essere umano (vivente) e in quanto tale farà le cose (oltre a sapere suonare molto, molto bene la chitarra elettrica) che fanno un po' tutti, quando si alzano al mattino.
Ecco, mi aspetto un libro sui risvegli di gente famosa.
Siamo disposti a credere che dal come si scende dal letto, in quella fantastica successione di attimi in cui ad esempio io, “riconnetto”, ovvero mi lascio piovere addosso cappotti di aggettivazioni, chi sono ? che cazzo devo fare oggi, e sopratutto perchè ? Sono interrogativi che partono da soli, come se guidati da un pilota automatico che se ne strafotte della notte mal dormita, della pessima qualità di ciò che hai ingerito la sera prima (vuoi esso solido o liquido, non ha importanza, qui).
Allora un testo cosi sono sicuro, potrebbe scriverlo una persona cosi, che ieri sera in una trasmissione sui libri (qualcuno sa spiegare perchè le trasmissioni sui libri sono orribilmente confinate in orari da metronotte ?) ha tenuto a precisare e rendere pubblico il modo nel quale ha perso cinque chili e ha deciso di farne un libro e questo libro ieri sera è stato inevitabilmente sottoposto all'attenzione di quei quattro gatti insonni, fra i quali il sottoscritto, che ad un certo punto, nauseato, ho spento.
Ma quando spera di crescere questo paese se a parlare di libri, in tv, è gente cosi ?
Se mai farò, con la Cletus Production, un programma sui libri lo chiamerò Bluebird.
Perchè mi piace. Come suona, E come blues.
29/03/09
Diario (dell'ultima settimana)
Lunedi
Si continua a morire, per strada. Su una strada che percorro spesso, ed in un orario (le 21) che non ha impedito, stando alla ricostruzione (confusa) della dinamica dell'incidente, ad una Xantia condotta da un uomo che risulterà positivo ai test sia narco che alcolici, di saltare uno spartitraffico di alcuni metri, costituito da un'aiuola, e di piombare, si dice a 170 km/h, su una panda a bordo della quale due uomini intorno ai trentacinque anni, hanno perso la vita (tornavano o andavano ad una partita di calcetto). Queste le parole che ho trovato cercando, via google, "more info about", come si dice a Vercelli. Fuor di ironia, quando qualcuno fa notare che è letteratura (inconsapevole ?) anche una lista della spesa, ho trovato agghiaccianti (in termini di scrittura) queste frasi (non me ne voglia l'estensore se copio-incollo):
“Non sono morti carbonizzati. Non scrivete inesattezze, per favore. Sono stato il primo ad intervenire (volontario di protezione civile), ed ero in zona per andare da un'amica. L'incidente era appena accaduto. Nella Citroen erano in due, ed il passeggero è morto per emorragia interna dopo che i vigili del fuoco e i soccorritori del 118 l'hanno tirato fuori, perché era incastrato dal sedile contro il cruscotto che gli si era conficcato sotto al costato. Io ci ho parlato per tenerlo sveglio fino all'arrivo di vvf e 118, così come ho fatto con Francesco, il ragazzo che guidava la Panda e che è morto insieme al suo amico seduto accanto schiacciati dal motore della macchina che nell'impatto è venuto indietro. La macchina NON HA preso fuoco, e loro sono morti poco dopo che ci parlavo io. La morte è stata dichiarata da un medico del San Camillo che stava tornando a casa e passava su via Newton come me. QUESTA è la realtà dei fatti.Giovedi
Booktrailer a Roma.
Volevo farne un post a sé, e si che la gran mole degli appunti me l'avrebbe consentito. Niente, per ora, ci tornerò su. Bella serata, creata da quella dama infaticabile che risponde al nome di Annarita Briganti, ma come si dice a Roma, le chiacchiere stanno a zero. Il booktrailer, questo sconosciuto. Si sta ancora definendo. Ma le discussioni, e gli incontri come questo, servono. Servono per definirlo. Fra chi lo interpreta come un modo per promuovere la vendita di un libro, e chi vorrebbe dotarlo di una sua dignità, il divenire di questo strumento si carica di tutte le incertezze che accompagnano chi lavora nella cultura, in questo paese. Singolare, ad un certo punto della serata (che per tutta la prima parte ha potuto vantare il raro primato di non aver fatto vedere nemmeno un booktrailer, tanti gli argomenti sui quali i presenti si sono misurati), sia emerso lo scarto fra chi vuole che i libri (i propri ? tutti ?) si leggano e chi si accontenterebbe di venderli). Fra sentenze tutte da confutare (“I libri ? In televisone non vanno”: citando autori televisivi della paleoRai), e battute di spirito (grande Peppe Fiore che ha parlato del suo prossimo “La classe dirigente del paese”) Prosecchi troppo poco freddi e universitari in libera uscita, hanno fatto il resto..
Venerdi
Una commessa di un grande magazzino: “io esco alle sedici”. Incamero l'info, interrogandomi sul probabile utilizzo ? Vuole un passaggio ? Ha bisogno di rendere evidente la sua disponibilità ? Alcune donne, passati gli anta, sono come il vino buono, cosi come le capacità organolettiche anche lo charme aumenta. In serata riesco, finalmente, a vedere Gran Torino, di Estwood. Gran bel film, e sopratutto, grande interpretazione. Vedi sopra: invecchiando, 79 primavere, il buon Clint continua a regalare sorprese e chicche, che ti fanno uscire dalla sala più vivo di quando ci sei entrato.
Sabato
Cattiva informazione. “Le destre sono un pericolo per l'avvenire” senza occhiello.
Modo onesto di titolare, da parte della redazione di corriere.it un articolo di Vargas Llosa, (che poi, integralmente, è pubblicato oggi nell'inserto del Sole24ore) che parla si di pericoli derivanti dagli integralismi destrorsi, ma di ben altra parte del globo: il medio oriente. Poi prontamente corretto. Come risulta qui, riferendolo, come intendeva Llosa, ad Israele e non all'Italia.
Domenica
Prendo in mano la Stampa di ieri (tuttolibri è un must). Non nell'inserto, ma nelle pagine di economia leggo un articolo :“E Passera produce tre “corti” con Olmi, Salvatores e Sorrentino”, l'occhiello, “finanziati tre minifilm all'insegna dell'ottimismo”.
(qui altra notizia). Come chiamarli ? Factory-trailer ? Economy-trailer ? Spogliato da qualsiasi vetusta definizione, prendo per buona una tendenza imperante: il linguaggio cinematografico (come per i booktrailer) è individuato come il più facilmente ricettivo. Una tendenza, che tradisce tutta la necessità di immediatezza rivelando, insieme alla sua potenzialità come conduttore di messaggi, anche quella di grande stimolatore di suggestioni. E di manuali con istruzioni per l'uso, adeguati, non che se ne vedano molti in giro.
Per finire: La battuta (amara) della settimana (sentita dai banchi di un mercatino rionale) "qui in Italia di legale c'è rimasta solo l'ora".
21/03/09
Smettetela di litigare
All’uscita di una curva è apparso, nello splendore del 4x2 (la mai dimenticata giunta Veltroni volle ridurre a queste dimensioni i fantastici 6x3) questo manifesto:

Esortativo, ai limiti del perentorio, diciamo al confine di entrambi.
Si avvicina la Santa Pasqua, il Papa è in tournee, ma a Roma c’è chi non lo fa rimpiangere.
Dopo questo curiale invito, che sulle prime potrebbe anche esser rivolto alla cittadinanza tutta, per la sua apparente genericità, come non vedere tutta la "geometrica potenza" della convergenza di più piani comunicativi ? (non ultimo quello subliminale che porta a chiederti d’istinto…già, ma con chi diavolo sto litigando io ? fino al tormentone deniriano…stai dicendo a me ? stai parlando proprio a me ? con chi ce l’hai ?).
Dai ragazzi di “Amici”, alle liti per un parcheggio, per chi tenta di fotterti il posto in fila, alle coppie alla frutta. litigare stressa, e l’Ira, prim’ancora che il nome di una formazione irlandese (che suona tutt’altro genere di strumenti, ultimamente) risulta ancora essere uno dei sette vizi capitali più gettonati.
La colomba con il ramoscello d’ulivo nel becco, la scelta del colore, un bianco disarmante (appunto), da risalto al messaggio, in rosso. E’ talmente insolito che non so se salutarlo come una trovata alla Grande Fratello (qui nell’accezione orwelliana) o un modo come un altro per aumentare la propria visibilità. La firma, in calce, e in corsivo (amichevole ?) Pier F. Casini, in questo senso, lascia pochi dubbi.
Sempre meglio che n'par de chiappe o di un divano, no ?
Notturno (again)
Arrivato al piano, però, in barba alle leggi della fisica (con le quali accetti di non aver avuto mai ottime relazioni) l’ascensore se ne fotte delle tue prescrizioni e continua, indefesso, a salire.
Poi ti svegli, scendi i gradini malcerto, che ti conducono nel locale che chiami ancora cucina (teatro di furiose litigate quando questa casa era popolata intensamente: una moglie e una figlia).
Cerchi dei lamponi surgelati nel freezer, e se non sono proprio lamponi deroghi su more e altri frutti di bosco che la fruttarola zinnona e con pochi denti asserisce provengano da serre qualificate.
Deponi l’ammasso ghiacciato con perizia consumata nel mega bicchiere del frullatore (sebbene da qualche parte devi aver letto che le fibre, in tal modo, vanno a farsi benedire e con esse qualsiasi loro residua efficacia). Cerchi il latte, puntualmente scaduto da qualche giorno.
Impavido ne versi dal tetrapak al bicchierone del frullatore ciò che ne resta.
Afferri il barattolo dello zucchero come il miglior barman che chiacchierava con Nicholson dal banco dell’albergo di Shining. Ne versi una dose che stroncherebbe, con la grazia di un valzer, un malato di diabete. Te ne fotti, tu non lo sei ancora. In modo pressoché automatico tenti di individuare il bottone cardinale: ON-OFF. Per il resto è notte, tre di mattina o dintorni.
Ritieni, sostanzialmente, che il diritto di spararsi un frullato a quest’ora, accentui quel senso di libertà che vagheggi. E vantando l’orgoglio consapevole di un qualsiasi onesto contribuente premi quel dannato tasto con l’autorevolezza di Boulez qualsiasi, davanti alla sua orchestra.
Silenzio.
Qualche cane latra in modo aritmico dal giardino dei vicini. La luce illumina, indifferente la scena come nemmeno Hopper. Tu sei in pigiama, espressione oscillante fra il disappunto e la sorpresa, fresco memore dello spagheggio provocato dall’ascensore-matto dal quale sei appena sceso e non ti capaciti. La prendi a ridere, all’inizio. Ti sforzi di considerare tutto ciò un cascame, maleodorante, dell’incubo di poco prima: cazzo fai, non funzioni ?
Ti appelli ad un briciolo di senso logico, per dio. Ora perché non funzioni, stronzo ? dici al frullatore che ti ha regalato zia Albertina commossa per il tuo stato di salute, suggerendotene l’uso e magnificandone l’utilizzo a cadenze regolari. Ti lanci nel gioco senza senso di indovinare dove lo possa aver comprato: scarti ebay (Zia Albertina sta ai Pc come Renzo Piano alle curve di Valentino Rossi), propendi per il mercato domenicale di Porta Portese, sostenuto dal fatto che si sta velocemente concretizzando nel tuo macerato cervello la consapevolezza che devi avere da qualche parte riposto anche l’immancabile libretto d’istruzioni (posto che, in un sussulto di sopravalutazione delle tue capacità tu le sappia interpretare correttamente e che abbia uno straccio di sezione che ricordi, potrebbe chiamarsi Trouble resolution, o Disclaimers, o ancora FAQ, frenquently asked question).
Ti lanci nel passato, apri cassetti che da anni non vedono luce: spaghi, elastici per fermare capelli femminili, pennarelli esausti, nastri adesivi scatole di medicinali scadute, e ancora mollette, guarnizioni di caffè, puffi in miniatura, un matterello. Poi, trovi il libretto, lo intravedi seppellito da tutta questa roba, allunghi la mano trionfante, convinto che esista un dio qualsiasi che alle tre di mattina, dalla sua cabina di regia, disponga le cose in modo a te leggermente più favorevole.
Lo apri.
E’ scritto in ideogrammi giapponesi.
Tenti di trovare una soluzione definitiva, lanci un search nel tuo cervello per fare appello a qualche conoscente che ne sappia tradurre il senso. Ti sovviene un'amica, conosciuta da poco. Bizzarra quanto basta ma stimi che a quest'ora, per bizzarra che sia, abbia poca voglia di intrattenersi con te al telefono. Fin quando non lo fosse, e al contrario, manifestasse tutta la sua solidarietà cercando di aiutarti ti arresti definitivamente ricordando che non dispone di fax, e tu non sei in ufficio, e sopratutto, hai una conoscenza prossima allo zero, del modo nel quale vanno letti.
Rovesci il tutto nel wc. Spegni tutte le luci. Ripercorri al buio le scale chiedendoti mentalmente se non sia il caso di farsi installare in casa un'ascensore, provvidenziale in situazioni come queste. Ma il terrore possa disattendere le tue istruzioni, come il suo gemello del sogno, ti fa desistere.
Domani, cerchi di ricordarti, appena sveglio, qualunque sarà il tuo stato d'animo, consulterai la tessera punti della giesse. Aprirai quel catalogo dei premi, tempestato dai ghirigori che scrivi quando sei al telefono, e con tutta la grazia del mondo, verificherai se c'è e quanti punti sono necessari per aggiudicarselo, un frullatore (pazienza se anche di dimensioni più modeste rispetto a quello di zia Albertina). Dopo, ma solo dopo, e con l'unico intento di soddisfare quella dannata indole snob che non t'abbandona, cercherai un corso serale di giapponese, e inviterai a cena la tua amica, vergandole, con grafia netta e minuta, un invito scritto in kanji.
Tiri su le coperte. Ti giri di fianco. I cani hanno smesso d'abbaiare. Forse sogni, forse non hai mai smesso.
Richiami l'ascensore.
(ispirato da ln1, a cui sono grato).